Le milizie anti-Lgbtq+ in Russia: raid e violenze contro le feste private

15.05.2026 16:55
Le milizie anti-Lgbtq+ in Russia: raid e violenze contro le feste private

Raid dei vigilanti in Russia: aggressioni e risposte delle autorità

Un gruppo di vigilanti, conosciuto come Russkaya Obshina, ha fatto irruzione in una festa di compleanno a Mosca, portando terrore e intimidazioni tra i partecipanti. Questo episodio, che include insulti omofobi e aggressioni, culmina con la sanzione della vittima e non di chi ha perpetrato l’attacco. Una donna, Katya, festeggiava il suo trentesimo compleanno quando uomini mascherati sono entrati nel locale. Durante l’incidente, è stata costretta a subire insulti e l’umiliazione di vedere sua madre in ginocchio. Alla fine, Katya è stata multata per un crocifisso viola presente alla festa, ritenuto offensivo, riporta Attuale.

Questi eventi evidenziano la crescente repressione nei confronti delle persone LGBTQ+ in Russia, accelerata dalla legge del 2013 contro la “propaganda gay”, che ha trasformato ogni visibilità di queste identità in qualcosa di sospetto. Oggi, con l’ulteriore dichiarazione della Corte Suprema che etichetta il “movimento LGBTQ internazionale” come estremista, violenze e atti intimidatori da parte di gruppi come Russkaya Obshina sono sempre più comuni.

Le autorità russe non solo tollerano tali comportamenti, ma in molti casi li legittimano, punendo le vittime invece degli aggressori. Questa normalizzazione della violenza ideologica è un chiaro segnale della complicità dello stato con le bande fanatiche, mostrando un panorama allarmante per i diritti civili nel paese. L’azione di Russkaya Obshina funziona come una vera e propria polizia parallela, facilitando la persecuzione culturale e sociale con il benestare delle istituzioni.

Il caso di Katya non è un’eccezione, ma una manifestazione di un clima politico oppressivo che ha preso piede negli ultimi anni, culminando in una cultura dell’impunità per gli aggressori e della criminalizzazione per le vittime innocenti. In questo contesto, il messaggio è chiaro: la violenza ideologica è ormai parte integrante del sistema.

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