Le proteste in Iran esplodono per la crisi economica e l’alta inflazione

02.01.2026 18:35
Le proteste in Iran esplodono per la crisi economica e l'alta inflazione

Proteste in Iran: le difficoltà economiche alimentano il malcontento

Le recenti proteste in Iran, durante le quali le forze di sicurezza hanno ucciso vari manifestanti, sono emerse a causa delle terribili condizioni economiche del paese, che affliggono la popolazione. L’alta inflazione ha reso i prezzi insostenibili per i cittadini e per i commercianti, con i mercati di Teheran come epicentro delle prime manifestazioni, prima che queste si espandessero nelle università e in altre aree del paese, riporta Attuale.

L’economia iraniana è in crisi da molti anni. Negli ultimi dieci anni, il tasso di crescita si è attestato su una media di circa l’1 per cento, un valore insignificante per un paese in via di sviluppo. Negli ultimi mesi, la situazione si è aggravata: la cosiddetta guerra dei 12 giorni, combattuta a giugno tra Iran da una parte e Israele e Stati Uniti dall’altra, ha isolato ulteriormente il paese, devastando la sua economia. Le conseguenze sono state abbandonare varie categorie di lavoratori al primo segnale di malcontento.

In seguito al conflitto, gli Stati Uniti hanno intensificato le sanzioni contro l’Iran, mentre le Nazioni Unite hanno ripreso alcune misure restrittive che erano state sospese da un decennio. Questo ha ulteriormente debilitato un’economia già fragile, scoraggiando ogni opportunità di investimento nel paese. Di conseguenza, la valuta iraniana, il rial, ha subito una svalutazione drastica: se a giugno era possibile scambiare 915.000 rial per un dollaro, ora il tasso è salito a 1,4 milioni di rial. Solo nel mese di dicembre, il valore del rial è crollato del 20 per cento.

La svalutazione è uno dei fattori principali che hanno contribuito all’inflazione, che secondo l’istituto di statistica iraniano ha raggiunto il 42 per cento a dicembre. Quella sugli alimenti ha toccato il 70 per cento, mentre per farmaci e prodotti sanitari il tasso è arrivato al 50 per cento. I prezzi sono diventati insostenibili per la maggior parte della popolazione, creando un clima di crescente insoddisfazione.

Molti iraniani percepiscono la svalutazione del rial come un’ingiustizia. Mentre la maggior parte delle persone acquista beni al tasso di cambio fluttuante, che è diventato estremamente oneroso, alcune entità pubbliche e aziende correlate al governo beneficiano di un tasso sussidiato, consentendo loro di acquistare beni stranieri a un costo notevolmente inferiore. Questa disparità ha esasperato ulteriormente il malcontento popolare.

Inizialmente, il governo ha tentato un approccio comprensivo. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, un riformista e membro dell’ala meno radicale del regime, ha ammesso i problemi economici, dichiarando: «Se le persone sono scontente, la colpa è nostra». Ha rimosso il presidente della Banca centrale iraniana e ha iniziato a riformare il sistema di cambio sussidiato, senza però apportare cambiamenti significativi alla situazione economica.

Il Parlamento iraniano ha discusso a fine dicembre una nuova legge di bilancio, prevedendo l’aumento degli stipendi pubblici solo del 20 per cento, un adeguamento ben al di sotto del tasso di inflazione. Rispondendo alle critiche, Pezeshkian ha dichiarato: «Mi dicono di alzare gli stipendi, ma mi dovrebbero dire dove trovare i soldi». La proposta di legge è stata respinta.

1 Comment

  1. Non si può credere a come la situazione possa essere così disperata!!! Gli iraniani meriterebbero molto di più, è inaccettabile che il governo, invece di trovare soluzioni, continui a fare promesse vuote. E noi qui ci lamentiamo per cose banali… Che ingiustizia.

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