Le sanzioni non fermano le aziende lettoni dal sostenere la flotta ombra russa

11.11.2025 10:35
Le sanzioni non fermano le aziende lettoni dal sostenere la flotta ombra russa
Le sanzioni non fermano le aziende lettoni dal sostenere la flotta ombra russa

Secondo un’inchiesta di Delfi.lv, le sanzioni internazionali non riescono a impedire ad alcune società lettoni di continuare a fornire servizi alla cosiddetta “flotta ombra” della Russia. Il programma televisivo Nekā personīga (TV3) ha scoperto che la petroliera Zircone, registrata a Cipro ma operante in Lettonia, rifornisce navi sospettate di trasportare greggio russo verso India e Cina, eludendo così le restrizioni imposte dall’Unione Europea.

Operazioni sospette e lacune nei controlli

Durante l’ultima sosta al porto di Riga, la Zircone si è ormeggiata presso il terminal della società SIA Ovi, specializzata nel commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi. Le autorità doganali non hanno riscontrato violazioni dirette, poiché il bunkeraggio è formalmente consentito solo all’interno dei porti. Tuttavia, come ha spiegato Sandra Karkliņa-Admine, vicedirettrice del Dipartimento Doganale, i trasferimenti di carburante in acque internazionali non rientrano più nel controllo lettone, e il carico viene considerato “esportato”.
Secondo l’inchiesta, la Zircone avrebbe rifornito la petroliera Minerva Pisces, battente bandiera maltese, diretta poi al porto russo di Primorsk. Successivamente avrebbe servito anche la nave Rainbow, assicurata dalla compagnia neozelandese Maritime Mutual, sospettata di facilitare le rotte sanzionate di Russia e Iran.

La “flotta ombra”: profitto, rischio e impunità

La cosiddetta flotta ombra comprende centinaia di petroliere di dubbia provenienza impiegate per eludere l’embargo energetico contro Mosca. Queste navi garantiscono al Cremlino un flusso costante di entrate: secondo le stime dell’UE, rappresentano circa un sesto della flotta petrolifera mondiale.
L’inchiesta baltica mostra che, tra il 2023 e il 2024, società registrate in Lettonia, Lituania ed Estonia hanno condotto quasi 300 operazioni di bunkeraggio, servendo 177 petroliere — molte delle quali collegate alla rete russa. Le navi Zircone e Rina, appartenenti in passato alla compagnia lettone Fast Bunkering, risultano tra le più attive. Dopo l’invasione dell’Ucraina, Fast Bunkering ha cambiato nome e assetto societario, ma avrebbe proseguito l’attività attraverso nuove imprese, tra cui Welton Enterprises e Ship Service.

Impatti economici ed ambientali

Il “petrolio ombra” fornisce a Mosca entrate supplementari stimate in circa 25 miliardi di dollari negli ultimi due anni, compensando parte delle perdite derivanti dalle sanzioni occidentali. Oltre all’impatto economico, il fenomeno rappresenta una minaccia ecologica: molte di queste navi sono obsolete e prive di coperture assicurative adeguate. Incidenti o sversamenti potrebbero avere conseguenze devastanti per il Mar Baltico e l’ecosistema globale.

Reazioni politiche e misure in discussione

La premier lettone Evika Siliņa ha ribadito la linea dura del governo sul tema della flotta ombra, ma ha ammesso che vietare il rifornimento di navi sospette resta quasi impossibile con la normativa attuale. Nel frattempo, l’Unione Europea prepara nuove misure: la proposta della SEAE (Servizio Europeo per l’Azione Esterna) prevede accordi bilaterali con gli Stati di bandiera per consentire ispezioni preventive dei tanker sospettati.
Il prossimo pacchetto di sanzioni dovrebbe inoltre includere restrizioni dirette alle compagnie che forniscono bunkeraggio e manutenzione a queste navi. Tuttavia, mancano ancora strumenti concreti di applicazione: senza sanzioni effettive, avvertono gli esperti, la politica restrittiva dell’UE rischia di restare solo sulla carta.

Verso una responsabilità reale

Analisti e parlamentari baltici chiedono la creazione di un meccanismo di responsabilità effettiva per le imprese che agevolano l’elusione delle sanzioni: multe elevate, revoca delle licenze e pubblicazione dei nomi degli operatori coinvolti. Solo un regime di controllo rigido e trasparente può impedire che il Baltico diventi un punto cieco nella guerra economica tra Europa e Russia.

1 Comment

  1. Incredibile come le sanzioni non sembrino avere alcun effetto… alla fine chi ci guadagna è sempre il potere, mentre l’Europa si ritrova a far parole senza sostanza. E questi controlli così deboli danno solo l’idea di una gestione fallimentare. È ora di cambiare le regole!

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