Le Strade della Carestia in Irlanda: Un Eredità Dimenticata
Le campagne irlandesi sono cosparse di strade abbandonate, realizzate a metà Ottocento per fornire lavoro a centinaia di migliaia di persone afflitte dalla carestia. Queste infrastrutture, oggi conosciute come famine roads o “strade della carestia”, sono emblematiche di un periodo drammatico nella storia del paese, riporta Attuale.
Col passare del tempo, alcune di queste strade sono state trasformate in percorsi asfaltati, come l’Healy Pass che collega Kerry e Cork, mentre altre sono diventate sentieri per escursionisti, come nel parco naturale di Burren e nel fiordo di Killary. Tuttavia, molte di esse sono state dimenticate, ricoperte dalla vegetazione e dal terreno.
Queste strade si concentrano soprattutto nelle regioni occidentali, duramente colpite dalla carestia. Uno studio del 2019 condotto nella contea di Fermanagh, Irlanda del Nord, ha individuato 34 strade, suggerendo che in tutta l’isola possano essercene centinaia, considerando che l’Irlanda conta 32 contee. Sebbene le contee dell’Irlanda del Nord siano state abolite formalmente negli anni Settanta, continuano a rappresentare un importante riferimento culturale.
Nel recente documentario del 2023 di Mike Murphy, professore di cartografia dell’Università di Cork, si sottolinea che queste strade possiedono un valore simbolico come “monumenti alla carestia costruiti dalle stesse vittime”.
La Grande Carestia, nota in gaelico come An Gorta Mór, rappresenta il più grande disastro della storia irlandese. Dopo quasi due secoli, la popolazione irlandese non ha ancora raggiunto i livelli precedenti la carestia, che tra il 1845 e il 1850 portò alla morte di un milione di persone e costrinse altri due milioni a emigrare, prevalentemente verso il Regno Unito e gli Stati Uniti. La causa principale fu un fungo che devastò i raccolti di patate, fondamentali per la sussistenza dei contadini, accentuata da politiche britanniche inadeguate.
La reazione del governo britannico fu influenzata da pregiudizi anti-irlandesi e dalla convinzione che l’intervento statale nell’economia fosse inaccettabile. Così, nel 1846, dopo il primo anno di crisi, vennero avviate opere pubbliche i cui unici scopi erano di impiegare le persone afflitte dalla carestia. Secondo l’Atlas of the Great Irish Famine, nel marzo del 1847 oltre 700.000 persone erano coinvolte in queste attività.
Nonostante l’idea di impiegare i bisognosi in lavori pubblici senza utilità immediata fosse già emersa durante una carestia precedente nel 1740-41, i lavori si rivelarono estremamente gravosi e spesso mortali, con giornate lavorative di 12 ore compensate da paghe misere e inadeguate. Molti morivano per la fatica e le condizioni disumane.
Il governo britannico si rese conto dell’inefficienza di questa strategia e, a metà del 1847, abbandonò la maggior parte dei lavori pubblici, passando a un sistema basato sulla distribuzione gratuita di cibo attraverso le “mense dei poveri” (soup kitchens), un cambiamento che si rivelò comunque insufficiente per affrontare la crisi.
La Grande Carestia per molti aspetti ha plasmato l’identità e la storia irlandese. Ha spinto alla nascita di un moderno movimento nazionalista irlandese, che si oppose al dominio britannico, culminato con l’indipendenza della Repubblica d’Irlanda nel 1922. Oggi, la memoria di questo tragico evento è custodita in musei e monumenti, mentre molte delle strade della carestia sono ormai scomparse. Tuttavia, alcuni operatori turistici offrono escursioni per scoprire le parti meglio conservate di queste storie dimenticate.