Negoziati tra Stati Uniti e Bielorussia: Liberazione di Prigionieri Politici in Cambio di Concessioni
Il dipartimento di Stato statunitense ha incaricato John Coale di recarsi in Bielorussia per trattare con il dittatore Aleksandr Lukashenko, suscitando inizialmente perplessità per l’ubicazione del paese. Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal, queste trattative hanno avuto successo: da gennaio, dopo il ritorno di Donald Trump alla presidenza, la Bielorussia ha liberato circa 250 prigionieri politici, ottenendo in cambio significative concessioni dagli Stati Uniti. Tra queste, un miglioramento delle relazioni con Lukashenko, il quale ha goduto di maggiore legittimità e riduzione del suo isolamento internazionale, riporta Attuale.
L’inchiesta del Wall Street Journal si basa su interviste con Coale e conversazioni con diversi funzionari o ex funzionari statunitensi ed europei rimasti anonimi. Coale ha intrattenuto numerosi incontri con Lukashenko, sviluppando un rapporto personale, simbolo della diplomazia non convenzionale adottata dalla presidenza Trump. Persone vicine al presidente, come Coale, negoziano bypassando il tradizionale apparato diplomatico, adottando un approccio transazionale: per ogni concessione, Lukashenko ha accettato di rilasciare prigionieri politici.
Coale, legale di Trump in diverse cause contro piattaforme social, inclusa quella relativa alla sospensione dei profili del presidente dopo l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, ha dimostrato la sua fiducia, possedendo una riproduzione di un assegno di 22 milioni di dollari che Meta ha accettato di pagare per chiudere una delle cause legali.
Nelle apparenti cordialità degli incontri a Minsk, Lukashenko ha ricevuto gli emissari americani con un’accoglienza calorosa. Durante un incontro, Keith Kellogg, inviato speciale di Trump, ha paragonato il palazzo di Lukashenko a Mar-a-Lago, la residenza di Trump in Florida, dimostrando così il livello di intimità e disinvoltura nelle manovre diplomatiche.
Coale ha descritto momenti di convivialità durante i quali ha brindato con vodka, sebbene alcuni funzionari lo avessero avvertito di limitare il consumo per evitare di ubriacarsi. Durante le cene, Lukashenko ha mostrato interesse per il benessere di Coale, complimentandosi per il suo dimagrimento. Coale ha quindi preso l’iniziativa di cercare per Lukashenko un farmaco anti-obesità, il Zepbound, prodotto da un’azienda statunitense.
Le negoziazioni hanno portato a risultati concreti: nel corso dell’anno, in cambio di concessioni americane, il regime ha liberato vari prigionieri politici. A giugno, la Bielorussia ha rilasciato 14 prigionieri, tra cui Sergei Tikhanovsky, marito della leader dell’opposizione Svetlana Tikhanovskaya, in cambio di un’attenuazione delle sanzioni e pezzi di ricambio per l’aereo presidenziale. A settembre, altri 52 prigionieri sono stati liberati, e le sanzioni verso la compagnia aerea bielorussa Belavia sono state revocate.
Recentemente, 123 prigionieri, inclusi leader dell’opposizione come Maria Kalesnikava e Viktar Babaryka, sono stati rilasciati. In cambio, gli Stati Uniti hanno allentato le restrizioni sulle esportazioni di carbonato di potassio a tre aziende bielorusse, un movimento strategico vista la posizione della Bielorussia come terzo produttore mondiale di questo fertilizzante.
Funzionari statunitensi hanno spiegato che l’operazione ha avuto anche il fine di sfruttare la vicinanza di Lukashenko a Vladimir Putin per facilitare i negoziati di pace per la guerra in Ucraina. Lukashenko ha avuto conversazioni con Trump prima dell’incontro con Putin in Alaska avvenuto lo scorso agosto.
Lukashenko ha manifestato anche altre ambizioni, offrendo di ospitare Nicolás Maduro a Minsk, nel contesto delle relazioni tese tra gli Stati Uniti e il Venezuela. Esprimendo il suo desiderio di incontrare Trump di persona, Lukashenko ha accennato alla possibilità di riapertura dell’ambasciata statunitense a Minsk, chiusa nel 2022.
Questa situazione ha complicato le dinamiche dell’opposizione bielorussa, che si trova in una posizione di debolezza a causa della repressione. I suoi principali leader devono alla diplomazia statunitense la loro liberazione, ma ciò potrebbe rafforzare ulteriormente il regime di Lukashenko.
Il dittatore ha mantenuto un atteggiamento ostile, affermando recentemente di aver ricevuto dalla Russia un missile balistico e prendendo in giro i dissidenti, suggerendo che i prigionieri liberati dovrebbero ringraziarlo per il loro aspetto migliorato dopo la detenzione. Parole di critiche arrivano da Tikhanovskaya, che ha sottolineato come il processo di liberazione dei prigionieri abbia un costo e che Lukashenko stia cercando di massimizzare i benefici da tali concessioni.
Da napoletano, direi che è una situazione assurda… Lukashenko che riceve complimenti e legittimazione mentre negocia sulla pelle di prigionieri politici. Un tipo di diplomazia che fa pensare a giochi di potere più che a reale giustizia. Mah, che tristezza.