La Commissione Europea ha immediatamente reagito all’apertura del ministro Tajani sull’utilizzo dei fondi Safe, definendo l’annuncio come uno sviluppo molto, molto positivo, ma richiedendo al contempo «chiarezza al più presto», riporta Attuale.
La reazione dalla Commissione Europea: «Sviluppo positivo», ma serve chiarezza
Il portavoce della Commissione, Thomas Regnier, ha commentato l’importanza di finalizzare la firma dell’accordo di prestito per procedere con l’erogazione dei fondi richiesti dall’Italia, ammontanti a 14,9 miliardi di euro. Tuttavia, Regnier ha sottolineato il bisogno di chiarezza sul tema, avvertendo che i tempi sono ristretti e non c’è margine per ripensamenti. Ha ribadito che dicembre rappresenterebbe un termine troppo tardi per un’eventuale decisione.
Regnier: dicembre «non è un buon calendario per noi»
Regnier ha affermato che «attendere fino a dicembre per decidere come e quanto usare non è un buon calendario per noi». Qualsiasi cambiamento nella disponibilità dei fondi richiederebbe un approccio più urgente, dato che il sistema giuridico prevede scadenze specifiche per evitare la redistribuzione dei fondi non utilizzati. «L’Italia ha richiesto 14,9 miliardi di euro e li abbiamo garantiti», ha aggiunto, evidenziando la necessità di chiarezza per avviare la firma degli accordi e gli appalti.
L’ultimatum dall’Europa all’Italia
La Commissione ha già manifestato l’importanza di un rapido processo decisionale, con un ultimatum al governo di Giorgia Meloni: decidere entro la fine di luglio sull’accesso ai prestiti del programma Safe o perdere i fondi già prenotati. La titubanza italiana ha complicato la situazione, dato che la commissione si aspettò una richiesta formale da Roma entro la scadenza del 31 maggio, scadenza che non è stata rispettata.
Comunque, ci sono indicazioni che un potenziale surplus di 10 miliardi di euro possa esistere, dipendente dalla stipula di altri prestiti in corso, tra cui quelli ungheresi. Dunque, la Commissione ritiene che ci sia ancora spazio per lavorare sull’allocazione dei fondi Safe.
Tajani, tra fondi “decisi” e fondi “prenotati”
Il consenso al ricorso ai fondi Safe da parte dell’Italia è stato accolto con sorpresa, non solo dall’Europa, ma anche dallo stesso Tajani. Durante un’audizione, ha dichiarato che «Abbiamo deciso di utilizzare SAFE richiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno». Tuttavia, in seguito ha corretto il tiro, definendo la situazione come una “prenotazione”, aggiungendo che la decisione finale spetta al governo entro la fine dell’anno.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha chiarito che qualsiasi ricorso ai fondi Safe sarà una scelta tecnica che sarà presa entro la fine dell’anno e sottolineato che la spesa di capitali già impegnati sarà a carico del ministero.
Foto copertina: Il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani in Commissioni riunite del Senato durante l’informativa sugli esiti del Vertice NATO che si è tenuto ad Ankara, Roma, 28 luglio 2026. ANSA/GIUSEPPE LAMI