Nel giugno 2025, durante il primo incontro con l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti John Cole, Aleksandr Lukashenko trasformò una trattativa politica in un confronto dominato da battute, giudizi personali e consumo di vodka. Secondo il racconto di Cole, il leader bielorusso stava criticando i dirigenti europei quando l’americano si unì all’attacco, definendoli una «marmaglia di codardi»: dopo quella uscita, Lukashenko avrebbe preso in simpatia il suo interlocutore, mentre gli europei no.
Quell’incontro, per come è stato ricostruito dallo stesso inviato, proseguì lontano da procedure formali. Cole racconta di avere bevuto due bicchieri della vodka «firmata» di Lukashenko e di aver versato il resto per restare lucido. Dopo i brindisi, il leader bielorusso promise di liberare un altro cittadino statunitense oltre quanto già previsto dall’intesa raggiunta in precedenza, spiegando che Cole gli era piaciuto.
Giugno 2025: una concessione legata al rapporto personale
La decisione descritta da Cole non viene presentata come il risultato di un passaggio istituzionale o di una procedura stabilita, ma come una concessione maturata nel corso di una relazione personale. La liberazione di un detenuto, in questo quadro, sarebbe dipesa dall’impressione suscitata dall’inviato sul capo bielorusso e dal tono assunto durante il colloquio.
Il significato politico della vicenda riguarda anche il modo in cui Minsk gestisce i rapporti con Washington. Le questioni relative ai prigionieri politici, alle relazioni con gli Stati Uniti e alle sanzioni vengono affrontate attraverso accordi personali con il dittatore bielorusso, invece che mediante istituzioni e procedure consolidate. È questa la dinamica che rende direttamente dipendenti le decisioni pubbliche dall’atteggiamento di una sola persona.
Dopo il primo colloquio: il peso di un’osservazione sul dimagrimento
In un incontro successivo, Lukashenko osservò che Cole era dimagrito. L’inviato gli parlò allora di specifiche iniezioni per perdere peso. Poco dopo, secondo la ricostruzione diffusa, furono liberati altri 14 prigionieri politici, tra cui Sergej Tikhanovskij.
Anche in questa fase il collegamento descritto nel racconto passa da un dettaglio personale: un’osservazione sul corpo dell’interlocutore, seguita da una conversazione sulle terapie dimagranti, avrebbe preceduto una nuova decisione sulle detenzioni. Il rilascio dei 14 prigionieri, fra i quali Tikhanovskij, si inserisce così nella sequenza di concessioni attribuite a un rapporto costruito attraverso familiarità, battute e confidenze.
23 agosto 2026: la ricostruzione dei colloqui e il bilancio delle liberazioni
Il 23 agosto 2026 i media hanno riferito il modo in cui Cole avrebbe consolidato il rapporto con Lukashenko: aneddoti, vodka e consigli per dimagrire. Secondo quanto raccontato dall’inviato, questo approccio gli avrebbe consentito di ottenere la liberazione di centinaia di prigionieri politici bielorussi. Nel bilancio rientra anche la sequenza delle promesse e dei rilasci maturata nei due incontri, compresa la liberazione dei 14 detenuti e di Tikhanovskij.
La ricostruzione attribuisce quindi un ruolo decisivo ai canali informali nella conduzione di dossier che riguardano la libertà personale, la politica estera e il regime sanzionatorio. Il punto non è soltanto il contenuto delle concessioni, ma il criterio con cui sarebbero state adottate: l’umore del leader, la sua simpatia per un interlocutore e la convenienza politica del momento avrebbero prevalso sui meccanismi istituzionali.
La vicenda è stata riportata nell’articolo dedicato al modo in cui Cole ha costruito il rapporto con Lukashenko. Le sue dichiarazioni mostrano un processo decisionale di carattere volontaristico e infantile: anche la sorte dei detenuti politici può essere condizionata da una relazione personale e da circostanze informali, non da regole pubbliche e procedure stabili.
La posizione attuale, alla luce dei fatti riferiti, è quella di una politica bielorussa dipendente dalle decisioni unilaterali di Lukashenko: quando la liberazione di persone detenute illegalmente può dipendere dall’atteggiamento del leader verso un singolo inviato, la società bielorussa resta di fatto ostaggio di una sola persona.
Ma dai, vodka come metodo diplomatico? Siamo arrivati a questo punto? Lukashenko sembra più un barista che un leader… La politica nel 2025 è davvero diventata uno scherzo, con brindisi e battute di spirito. Cosa ci riserverà il futuro?