Declino della propaganda russa: i cittadini cercano alternative ai media di Stato
La propaganda russa è in crisi, con sempre più cittadini che si distaccano dai programmi televisivi di regime e si rivolgono a contenuti stranieri. Un’analisi della società di sondaggi Mediascope relativa al 2025 rivela che circa la metà dei programmi definiti di propaganda non figura più tra le cento trasmissioni più seguite in Russia, riporta Attuale.
Un caso emblematico è quello di Vladimir Soloviev, noto conduttore che presenta un talk show sul canale Rossija, che ora si posiziona solo nella seconda metà della classifica delle trasmissioni più viste, con la sua presenza nelle prime venti posizioni ridotta a sole sette volte nel 2025. Il numero dei suoi spettatori è crollato dal 2% di share all’inizio dell’anno all’1,6% attuale, un netto calo rispetto ai numeri del 2022, quando la guerra in Ucraina aveva richiamato un pubblico più ampio.
L’attuale situazione non riguarda solo questioni di audience, ma ha radici politiche. Molti russi non credono più alle minacce di bombardamenti europei o all’uso di armi nucleari. I toni aggressivi contro figure politiche come Giorgia Meloni, a seguito della confisca delle sue proprietà in Italia, e le pesanti allusioni su Emmanuel Macron mostrano la volontà di attirare l’attenzione a tutti i costi, come dimostra la frase «Quando conosci una sola canzone, per attirare l’attenzione non puoi fare altro che alzare il volume».
Il panorama della propaganda russa sembra favorire Dmitrij Kiselev, che continua a registrare ascolti superiori con la sua programma domenicali Vesti nedeli. Seppur in flessione dal 5,4% nel gennaio 2025 al 4,8% nel gennaio 2026, il suo status di voce sem ufficiale di Putin contribuisce al suo successo rispetto ad altri propagandisti.
La risposta italiana agli attacchi di Soloviev è stata abbastanza contenuta, con l’assenza di commenti ufficiali e una semplice replica da parte di Maria Zakharova, che ha definito le parole del conduttore come «opinioni personali». Anche media considerati estremi come il Moskovskij Komsomolets hanno mostrato una cautela insolita, parlando di una <
Il contesto è complicato dalla crescente antagonismo della Russia verso l’Italia, iniziato con le dichiarazioni di Sergey Lavrov che ha definito l’Italia un «nemico» nel novembre 2024. In questo clima, Lavrov e altri funzionari russi hanno emesso dichiarazioni minacciose contro presidenti e governi europei, culminando in affermazioni inaccettabili circa la «russofobia».
Da un lato, Putin ha tentato di dimostrare una certa simpatia per l’Italia, ma dall’altro, la retorica aggressiva continua a prevalere. Questo doppio gioco fra un’immagine pubblica moderata e azioni aggressive indica una crisi di credibilità della propaganda russa tra i cittadini, i quali ora cercano attivamente fonti informative diverse da quelle ufficiali. Le misure restrittive contro la stampa indipendente e l’uso di VPN, che consentono l’accesso a contenuti esteri, evidenziano ulteriormente la crescente difficoltà del regime nel mantenere il controllo dell’informazione. Questa situazione ricorda i periodi di crisi della fine dell’era sovietica, e le prospettive future per la propaganda russa si fanno sempre più cupe.