Lo scrittore Mohammad Tolouei: «Teheran tra guerra e longevità, sopravviviamo al dolore»

02.05.2026 23:55
Lo scrittore Mohammad Tolouei: «Teheran tra guerra e longevità, sopravviviamo al dolore»

La vita a Teheran durante e dopo la guerra: un’analisi

Durante la guerra, Teheran si presentava deserta: l’atmosfera era più intima e gentile. Le strade erano poco affollate, e i ristoranti e le metropolitane avevano ancora meno clienti. Di notte, però, la città si animava: gruppi di persone sventolavano la bandiera iraniana, mentre altri si dirigevano verso i ristoranti e i caffè con bottiglie di alcol fatto in casa. Teheran era divisa in due, ma questa dualità era in qualche modo accettata. Si creava un equilibrio silenzioso tra coloro che restavano in città e rispettavano le opinioni reciproche, probabilmente a causa della ridotta popolazione rimasta durante il conflitto, riporta Attuale.

Il non aver abbandonato la città ha creato una sorta di tolleranza tra gli abitanti, uniti nel condividere il destino sotto le bombe. Tuttavia, con la pace è tornata la folla e la frattura nella società è diventata più evidente. Coloro che si erano rifugiati in provincia per paura sono tornati, infrangendo un equilibrio basato sul rispetto reciproco. I messaggi sulle norme del velo islamico riempivano il sistema metropolitano, e alle barricate, gli automobilisti venivano costretti a scendere per verificare se fossero sobri.

Recenti eventi globali hanno alimentato la confusione: missili verniciati di rosa sono stati esibiti accanto a donne velate; a Berlino, un giovane ha attaccato Reza Pahlavi con ketchup; Trump ha pubblicato numerosi post mentre un attacco ha avuto luogo in un hotel di lusso. La guerra, pensata per portare libertà, ha invece causato soltanto morte e sofferenza, cambiando la fase del conflitto da militare a economica e psicologica.

Oggi, gli iraniani vivono sotto incessanti sanzioni, congelando il desiderio di una vita normale. Questa resilienza al dolore è diventata parte integrante della loro esistenza. Durante una cena recente con amici, le lamentele abbondavano: disoccupazione, mancanza di denaro e incertezze sul futuro dominano le conversazioni. La risposta a una lamentela personale è stata la constatazione che sono due anni che non lavoro, abituandomi a questa condizione di precarietà. Il timore per la chiusura dello spazio aereo iraniano ha provocato anche un incremento del valore del dollaro.

La situazione della popolazione rimane critica: una tempesta economica si avvicina, con la maggioranza delle persone abituata a adattarsi e a risparmiare il più possibile. Sopravvivere è diventata la priorità principale, evidenziando una differenza significativa tra gli iraniani e gli occidentali. La pressione esterna ha unito il popolo iraniano alla propria cultura e storia, risvegliando una resilienza che affonda le radici nella loro lunga storia di sofferenza, carestie e invasioni.

1 Comment

  1. Incredibile come in mezzo al dolore si crei una certa unità tra le persone, ma con la pace torna la confusione. È triste vedere come gli iraniani debbano affrontare una lotta quotidiana per una vita normale. La politica e gli eventi globali sembrano non fare altro che aggravare la situazione. Non abbiamo idea di cosa sia davvero vivere sotto pressione continua…

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