Ilaria Capua: “Donne unite nella resistenza, non mollate”

03.05.2026 01:35
Ilaria Capua: "Donne unite nella resistenza, non mollate"

Ilaria Capua: Un’ode alla resilienza femminile in un contesto di sfide globali

Roma, 3 maggio 2026 – La carriera di Ilaria Capua si intreccia tra successi e avversità, affrontando ostacoli come le minacce da parte dei no Vax e le critiche infondate sulle sue collaborazioni con le case farmaceutiche. Medico veterinario di formazione, ha diretto per anni l’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida. Recentemente tornata in Italia, a Bologna, è attualmente Senior Fellow of Global Health alla Johns Hopkins University Sais Europe, continuando a sostenere il concetto di Salute circolare. Il suo ultimo libro, “Non mollate. Manuale di resistenza per l’affermazione del talento femminile” (Rizzoli), offre una riflessione profonda sulla resistenza attraverso vere storie di donne che hanno sfidato il soffitto di cristallo, riporta Attuale.

Capua usa il simbolo della crostata per illustrare le dinamiche di potere nella sua professione.

Secondo Capua, “La crostata che apre e chiude il libro è un manufatto e può essere usato in modi diversi. Per fare piacere a chi te la chiede senza averne titolo ma anche come oggetto contundente con tutto lo stampo. Il tempo non passa invano e le cose stanno cambiando, però troppo lentamente. Oggi non vedo ancora nella carriera lavorativa di una giovane donna la possibilità di una svolta tale da farci dire che ce l’abbiamo fatta”.

Il titolo ‘Non mollate’ racchiude un messaggio di solidarietà.

Capua spiega: “È un richiamo al branco, un invito a reagire. Non tutte sviluppano una scorza dura. Solo insieme possiamo fare la differenza. Anche stare ferme è reagire. Aspettare è resistere. Basta appunto non mollare”.

La resilienza è parte della sua natura?

“Non è uniforme, in alcuni punti cede. Ne ho passate di cotte e di crude, le ferite sono profonde”, afferma Capua.

Qual è l’ostacolo più insidioso nella sua professione?

“Ci sono tanti modi subdoli di mettere in difficoltà le minoranze. E non mi riferisco solo alle donne. Parlo di un sovraesteso femminile, di chiunque non rientri in uno schema, come il nerd con un cervello gigantesco, però gracile e pieno di brufoli. Anche nella diversità ci sono immensi talenti e rinunciare a tutto questo è poco lungimirante”.

Capua discute l’importanza degli esperimenti nella scienza.

“Ai miei giovani collaboratori ripeto sempre che se un esperimento non riesce occorre ripeterlo, ma se non torna proprio mai un motivo ci sarà. In caso di fallimento consiglio un bagno di umiltà: devi capire perché i risultati sono diversi da quelli attesi. È anche una metafora”.

La passione per la ricerca deve superare le sfide burocratiche.

Capua sottolinea: “Fare il ricercatore, in tutti i campi ma in particolare in quello scientifico, parte da una vocazione e diventa missione. La meraviglia te la senti dentro e va oltre ogni ostacolo. La biochimica ungherse Katalin Karikó, fondamentale per lo sviluppo dei vaccini a mRNA contro il Covid-19, ha attraversato anni di rifiuto e ostracismo, ha subito declassamenti e ha rischiato più volte di perdere il lavoro. Poi ha preso il Nobel per la Medicina nel 2023”.

In un contesto di crescente sovranismo, Capua è pro Open Access.

“Quando lavoravo in Italia avevo progetti di gemellaggio per condividere metodiche e informazioni con Cuba, Iran e Russia. Perché un virus emerge dove gli pare e se ne frega degli embarghi. La pandemia ci ha insegnato che una cosa partita in Asia in una settimana te la ritrovi nel giardino di casa”, afferma.

La comunicazione può essere la chiave per superare i dubbi scientifici.

“Occorre perfezionare i canali della comunicazione. Oggi, per esempio, il modo di raccontare i virus emergenti. Tutti devono sapere che cambiamento climatico non significa solo soffrire e morire di caldo e che l’impatto sulla salute arriva anche dalle malattie trasmesse dagli insetti”, spiega Capua.

Acquisire parità richiede strategia e cameratismo.

“Resisti, tara il tuo personale ‘tollerometro’, lascia passare l’onda e vai avanti. C’è un tubo che perde: maschi e femmine partono 50 e 50 ma se vai a vedere 20 anni dopo non ci sono praticamente mai donne in posizioni apicali. Io sono fuggita dall’Italia perché ero imputata di reati punibili con l’ergastolo. Quella storia terribile ha stravolto la mia carriera, mi ha strappato la reputazione di dosso. Ma sono ancora qui”, dichiara Capua.

La sua esperienza la spinge a incoraggiare il cambiamento.

“Cambiare era l’unico modo di salvarmi. Invito tutti a farlo, a non considerare un lavoro per sempre. La vita può indicare altre strade, serve il coraggio di percorrerle. Le tempeste arrivano quando meno te l’aspetti ed è lì che diventa necessario evolversi. Un meccanismo naturale e assolutamente fondamentale per sopravvivere”, conclude Capua.

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