Attacco ucraino interrompe l’approvvigionamento di petrolio russo verso Ungheria e Slovacchia
Un attacco con droni kamikaze delle forze ucraine ha colpito la stazione di pompaggio dell’oleodotto Druzhba a Unecha, in Russia, il 22 agosto. La conseguenza diretta è stata la sospensione delle forniture di petrolio verso Ungheria e Slovacchia, gli unici Paesi dell’Unione Europea ancora dipendenti da petrolio russo, riporta Attuale.
L’attacco, rivendicato dal comandante delle Forze dei sistemi senza pilota Robert Brovdi, noto col nome di battaglia «Magyar», evidenzia l’importanza strategica della stazione per il rifornimento del complesso militare-industriale russo. Il comandante ha aggiunto motto ungherese: «Ruszkik haza!» («Russi, tornate a casa!»).
Reazioni immediate sono arrivate dall’Ungheria, che riceve oltre la metà del suo petrolio attraverso il Druzhba. Il ministro degli Esteri Péter Szijjártó ha denunciato il ripetersi degli attacchi, definendoli un “tentativo di coinvolgerci in guerra”. In seguito all’attacco, i governi di Ungheria e Slovacchia hanno contattato la Commissione Europea, segnalandone l’impatto: «Senza questo oleodotto, l’approvvigionamento sicuro è impossibile», hanno affermato i due rispettivi ministri.
Il gestore dell’oleodotto slovacco, Transpetrol, ha confermato che il flusso di petrolio è stato interrotto. La situazione si è aggravata dopo che Szijjártó ha avuto un acceso confronto pubblico con il suo omologo ucraino, Andrii Sybiha, riguardo alla questione. Le tensioni sono aumentate ulteriormente dopo che il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, ha espresso il suo discontento a Donald Trump riguardo al bombardamento.
Nella loro lettera congiunta all’Alta Rappresentante dell’UE, Kaja Kallas, e al commissario per l’Energia, Dan Jorgensen, i due ministri hanno citato una precedente dichiarazione della Commissione Europea, sottolineando che la sicurezza delle infrastrutture energetiche europee è cruciale. Hanno definito «inaccettabili» le azioni ucraine che minacciano la sicurezza energetica di Ungheria e Slovacchia.
In risposta all’escalation del conflitto, l’Ucraina ha intensificato i suoi attacchi contro infrastrutture fondamentali russe, con impatti diretti sul mercato del petrolio. I prezzi all’ingrosso del petrolio russo hanno raggiunto livelli record, evidenziando le conseguenze economiche del conflitto che continua a influenzare tutta la regione. Dall’invasione russa nel febbraio 2022, Orbán ha evitato di unirsi agli Stati membri dell’UE nel sostenere l’Ucraina in modo politico, economico e militare, continuando a mantenere una linea ambigua nei confronti di Mosca.