Tre anni dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione Europea continua a importare beni da Russia e Bielorussia per un valore complessivo di circa 35 miliardi di euro. Un gruppo di sette paesi — Germania, Finlandia, Svezia, Lettonia, Lituania, Estonia e Polonia — ha proposto di porre fine gradualmente a questo commercio attraverso l’introduzione di nuovi dazi settoriali. L’iniziativa, contenuta nel documento “Commercio per la sicurezza”, invita la Commissione Europea a tradurre le raccomandazioni in misure concrete.
Le principali categorie di importazione
Secondo i dati del documento, nel 2024 la Russia ha fornito all’UE soprattutto petrolio e gas, seguiti da ferro, acciaio, fertilizzanti, nichel e alluminio. La Bielorussia, dal canto suo, resta un importante esportatore di prodotti chimici e fertilizzanti. Queste voci costituiscono la base per i nuovi dazi proposti, che mirano a ridurre la dipendenza europea da materiali strategici provenienti da paesi ostili.
Tre settori chiave per i nuovi dazi
Il primo obiettivo riguarda il ferro e l’acciaio: si propone di introdurre dazi sui semilavorati russi, oggi esenti da sanzioni fino al 2028. Il secondo settore è la chimica inorganica, dove si suggerisce di sostituire le importazioni di ammoniaca e fosfati russi con forniture da Stati Uniti, Canada, Israele e Giordania. Infine, per i fertilizzanti potassici si raccomanda di ridurre o eliminare le quote tariffarie per Russia e Bielorussia, proteggendo così la produzione europea.
Un approccio politico e strategico
Il documento sottolinea che il commercio con la Russia non solo garantisce entrate finanziarie al Cremlino, ma rafforza anche la sua macchina bellica. Per questo motivo, i sette paesi chiedono di trattare la politica commerciale come una questione di sicurezza. L’introduzione di dazi, a differenza delle sanzioni, potrebbe essere approvata a maggioranza qualificata nel Consiglio dell’UE, evitando i veti dei paesi ancora legati economicamente a Mosca.
Verso una nuova politica commerciale europea
“Commercio per la sicurezza” rappresenta un passo verso la trasformazione della politica commerciale europea in uno strumento di difesa collettiva. Ridurre la dipendenza da regimi autoritari come Russia e Bielorussia significa rafforzare l’autonomia strategica dell’UE e sostenere la resilienza economica del continente. Il successo dell’iniziativa dipenderà però dalla volontà politica dei leader europei di tradurre le dichiarazioni in azioni concrete.