L’uso della dimensione economica per scopi politici nel contesto attuale

08.05.2026 06:45
L'uso della dimensione economica per scopi politici nel contesto attuale

Il Mondo Economico in Trasformazione: Analisi di Vittorio Emanuele Parsi

“C’è un cambiamento del modo di stare nel mondo – ha dichiarato l’analista di geopolitica Vittorio Emanuele Parsi, ordinario di Relazioni internazionali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – e lo vediamo da come i grandi attori agiscono dentro il mercato e lo spazio comune. Viviamo in un mondo fondato sul libero commercio, ma gli attori principali si muovono con intenzioni ostili rispetto ai principi della rete infrastrutturale. Oggi si usa la dimensione economica a fini politici per indebolire gli interlocutori rivali, nemici potenzialmente e non partner”, riporta Attuale.

Il professor Parsi ha messo in luce il ruolo cruciale dell’Europa nel contesto attuale, sottolineando la necessità di prepararsi a scenari avversi per prevenire crisi più gravi. “Dobbiamo attrezzarci per il peggio affinché il peggio non si verifichi e perché, se si verifica non diventi un disastro”, ha affermato. Con l’Unione Europea quale seconda economia a livello globale, Parsi ha affermato che la regione rappresenta un ambito in cui i diritti sono più tutelati, conferendo all’economia europea un certo grado di stabilità e prevedibilità.

Nel corso della sua analisi, ha anche fatto riferimento a quanto disse Pericle: “Noi ad Atene facciamo così“. Analizzando questa citazione, Parsi ha chiesto ai leader europei di ricordare le buone pratiche storiche, perché esse rappresentano non solo una guida alle decisioni economiche, ma riflettono anche l’identità e i valori europei.

In un contesto globale in cui i rapporti di forza economici stanno mutando, le affermazioni di Parsi richiamano l’attenzione sulla necessità di un approccio unito dell’Europa per affrontare le sfide emergenti, in un’epoca caratterizzata da crescenti tensioni geopolitiche e sfide economiche. La prospettiva del professor Parsi suggerisce che l’Europa deve mantenere il suo impegno verso i principi del commercio libero, trasformandoli in strumenti per il bene collettivo.

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