La famiglia del bosco avanza nel percorso di sostegno alla genitorialità
Roma, 28 maggio 2026 – “Ci siamo trasferiti a vivere nella casa del Comune, abbiamo iniziato il percorso di sostegno alla genitorialità per essere pronti a sostenere i nostri figli, gli incontri protetti stanno andando bene”. Nathan Trevallion, padre della famiglia anglo-australiana che ha attirato l’attenzione dei media, ha riferito al Messaggero che lui e la moglie Catherine Birmingham hanno compiuto “molti passi che ci erano stati richiesti, e altri di nostra spontanea volontà. Credo che non ci si possa chiedere di più. Ora attendiamo risposte coerenti dalle istituzioni”, riporta Attuale.
Secondo Trevallion, le barriere culturali e linguistiche hanno complicato la situazione. Ha anche notato di aver trovato “alcune cose non vere riportate” su di loro. “Probabilmente – sostiene l’uomo – avremmo dovuto affidarci al consiglio di un avvocato fin da subito”. Hanno deciso di seguire un percorso di sostegno per prepararsi a supportare i loro figli, che, a causa della loro giovane età e delle difficoltà in corso, stanno vivendo emozioni complesse.
Catherine ha condiviso la sua prospettiva con il Corriere della Sera, affermando che la decisione di vivere in Italia è stata presa “per crescere ed educare i nostri bambini nella nostra casa familiare. È il loro diritto costituzionale ed è ampiamente praticato in tutta Italia. La crescita emozionale, mentale e fisica e il benessere dei nostri bambini era una priorità allora e questo non cambierà mai per noi”.
La donna ha lamentato che “sia stato dato un giudizio senza nemmeno comprenderli”. Ha espresso la speranza che, dopo alcuni fraintendimenti iniziali, ci sarebbe stata una comunicazione chiara e diretta riguardo alla loro vita e ai loro bambini. “Abbiamo continuamente dimostrato il nostro costante impegno a parlare con tutti, a fare chiarezza e a dare informazioni”, ha concluso Catherine.
Le preoccupazioni per i figli non sono state ignorate. Gli esperti hanno sollevato l’allerta su un possibile trauma irrisolto nei bambini, sottolineando la delicatezza della situazione. La famiglia sta inoltre valutando la possibilità di chiedere un risarcimento per le pratiche e le sofferenze vissute. L’attenzione mediatica su questo caso continua a crescere, con molti interrogativi circa i diritti familiari e le responsabilità istituzionali nel sostegno alla genitorialità.
Non posso credere che in un paese come l’Italia ci siano ancora così tante barriere culturali. È incredibile come si dia un giudizio senza nemmeno conoscere la storia della famiglia. I diritti dei bambini dovrebbero sempre essere al primo posto, speriamo che tutto si risolva per il meglio!