Il 28 maggio, la Camera dei Deputati ha approvato la proposta di legge sulla pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento, presentata dal capogruppo forzista Enrico Costa. La norma, destinata a modificare il Codice della privacy, consente a chi ha ottenuto un’assoluzione, un proscioglimento o l’archiviazione di un procedimento di richiedere la pubblicazione dell’esito favorevole da parte delle testate che hanno precedentemente riportato l’indagine, riporta Attuale.
Il provvedimento, sostenuto dalla maggioranza e approvato senza voti contrari, ha ricevuto anche il voto favorevole di Azione, considerato una «norma di civiltà». Si sono astenuti Pd, Movimento 5 Stelle, Avs e Italia Viva, che avevano mostrato un certo dialogo in commissione. Il testo ora passerà al Senato.
La proposta introduce un nuovo articolo, il 144-ter, nel decreto legislativo 196 del 2003 sulla protezione dei dati personali. L’obiettivo dichiarato è dare visibilità anche all’esito favorevole di un procedimento penale quando le testate giornalistiche, radiofoniche, televisive o online hanno riportato notizie relative all’indagine.
Cosa prevede la norma
Il meccanismo scatta su richiesta dell’interessato. Chi ha ricevuto una sentenza di assoluzione, una sentenza di proscioglimento, una sentenza di non luogo a procedere o un provvedimento di archiviazione potrà chiedere alla testata di pubblicare la notizia dell’esito favorevole. La pubblicazione deve avvenire «senza oneri per l’interessato» e con «rilievo adeguato allo spazio già riservato» alla vicenda giudiziaria.
La versione approvata dalla Camera, rispetto alla formulazione iniziale, è stata attenuata. Nella prima stesura si specificava che la pubblicazione doveva avvenire «con le stesse modalità, lo stesso spazio e la stessa evidenza» riservate alla notizia dell’avvio del procedimento penale. La modifica, rivendicata dal centrosinistra, introduce il criterio del «rilievo adeguato».
Ulteriormente, la pdl prevede un rimedio in caso di mancata pubblicazione. Se il direttore della testata non rispetta l’obbligo, l’interessato può contattare il Garante per la protezione dei dati personali, che dovrà decidere entro cinque giorni. In caso di inottemperanza, il Garante può ordinare la pubblicazione senza specificare sanzioni pecuniarie.
Azione vota con la maggioranza
Forza Italia, sotto un ‘nuovo corso’ liberale, considera questa norma un’importante affermazione nell’ambito della giustizia garantista. Costa ha dichiarato: «Restituire reputazione agli innocenti è civiltà giuridica». Egli ha sostenuto che pubblicare solo l’accusa senza l’assoluzione equivale a fornire un’immagine distorta dell’interessato.
Il provvedimento è passato alla Camera con un voto di 127 favorevoli e 82 astenuti, sostenuto da maggioranza e Azione. Antonio D’Alessio ha definito la legge «un principio sacrosanto». D’altro canto, Italia Viva si è astenuta; per Roberto Giachetti, la vera criticità risiede nel potere del Garante, che potrebbe trasformarsi in una «forma indiretta di pressione sulle redazioni».
Il Movimento 5 Stelle, pur condividendo il principio della proposta, ha scelto l’astensione. Federico Cafiero De Raho ha espresso preoccupazione riguardo all’impatto della legge sulla libertà di stampa, osservando che essa potrebbe interferire con le decisioni editoriali in mancanza di un effettivo interesse pubblico.