Bologna, il peso della storia della destra italiana: il ricordo di Marcello Bignami
Bologna, 9 luglio 2026 – “Probabilmente uccidere un fascista non era un reato in quel periodo”. Il 7 marzo 1974, nella provincia di Bologna, sette colpi di pistola furono esplosi dai nuclei proletari armati contro Marcello Bignami, uno dei dirigenti storici della destra bolognese, che rimase gravemente ferito. Gli assalitori non furono mai identificati, e rimane poco noto di quell’episodio, ma Marcello Bignami ha avuto un ruolo centrale nella storia della destra italiana, che ha navigato attraverso le tumultuose acque della politica italiana, dal Fronte universitario d’azione nazionale, il Fuan, al Movimento sociale italiano, fino ad Alleanza Nazionale, di cui divenne consigliere comunale a Bologna e poi regionale in Emilia-Romagna. Prima di diventare un noto politico, Bignami fu anche arrestato per la ricostituzione del partito fascista, ma non condannato. La storia della destra italiana oggi è anche quella di un governo, con Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni al comando. Galeazzo Bignami, a vent’anni dalla morte del padre, lo ricorda oggi a Bologna con un convegno, riporta Attuale.
Onorevole Bignami, nella locandina dell’evento c’è una gigantesca fiamma tricolore. Parlare di suo padre significa anche ragionare sulla destra. Ieri e oggi.
“Ricorderemo mio padre con tanti amici che attraversarono un percorso difficile, ma intenso, quando definirsi di destra era non solo scomodo, ma pericoloso. Perché se oggi molti possono definirsi di destra è grazie a chi ha difeso quella fiamma di speranza”.
La fiamma ha portato la destra al governo. La fiamma è un simbolo fascista. Da più parti vi chiedono: toglietela.
“Quando qualcuno dava a mio padre del fascista, lui sorrideva, non so dire se sarcastico o compiaciuto. Ma quella fiamma non ha mai rappresentato il fascismo, almeno nella sua testa. Lui scrisse che la destra italiana attraversava i valori della storia d’Italia, anche quelli del fascismo, anche quelli del Movimento sociale. Quella fiamma, che dal 1946 esiste, oggi è la destra. Chi dice che quella fiamma richiama il fascismo è in malafede o ignorante, non c’entra niente: al più richiama i combattenti della Prima Guerra mondiale”.
Che cos’è la destra oggi? È anche Vannacci? Il generale vi attacca. E i nostalgici fascisti di Predappio? Esistono. Contro la Costituzione.
“Non darò io patenti di alcun tipo. Rispondo così: la destra oggi al governo è consapevole del passato duro e impegnativo che c’è stato e attinge da quello per affrontare una sfida diversa, ma non meno impegnativa che è il governo attuale. A partire dalle incrostazioni nei Palazzi”.
Vannacci di fatto è la vostra opposizione.
“Almirante diceva che ci sono due modi per tradire le idee: tradirle e mancare di infuturarle, renderle cioè attuali rispetto al futuro. Noi vogliamo andare avanti in questa direzione, senza cedere a facili ricette. Va bene la protesta, ma se non c’è una proposta si fa demagogia. E vale per tutti”.
Torniamo a suo padre Marcello. Chi era suo padre?
“Nel modo più intenso e totale: era mio padre naturale, era mio padre come formazione, era mio padre a livello politico e lavorativo”.
Qual è il suo primo ricordo?
“Ho un’immagine politica: io e lui in vicolo Posterla dove c’era la sede del Msi e lui che mi dice ‘Entra in fretta, entra in fretta’. Chiusa la porta vedo una catasta di manifesti del Msi e sento dei tonfi dietro quella porta. Non erano persone che venivano a iscriversi… C’era un clima complessivo di violenza che ammantava la nostra famiglia: ci incendiarono due volte casa, mia mamma ci faceva coprire l’uscio con gli stracci bagnati perché la benzina veniva buttata e passava sotto, una volta appiccato il fuoco. O quando dopo la bomba del 2 agosto Almirante ci portò subito giù a Roma. O quando aspettavamo che papà tornasse a casa, svegli. Sarebbe tornato?”.
Così si torna all’attentato, a Castenaso. Che cosa non sappiamo?
“A un evento di Fratelli d’Italia, un ispettore di polizia mi disse che tutto portava a un circolo, i Gatti selvaggi, in zona universitaria. Ma nel fascicolo, cui ho avuto accesso di recente e dove ho letto il dolore devastante di mia madre con la sua deposizione, non c’era molto di più. I responsabili non furono mai individuati. Probabilmente uccidere un fascista non era un reato in quel periodo. Ancora oggi lo dicono in certe piazze”.
Mah, la storia della destra italiana è davvero complessa… Bignami è un simbolo di un’epoca e, anche se non tutti saranno d’accordo, la fiamma è parte della nostra memoria storica. Se per qualcuno richiama il fascismo, per altri è solo un pezzo del puzzle della storia. A volte ci vorrebbe un po’ più di rispetto per le opinioni di tutti.