Madre uccide il figlio di 9 anni a Muggia: segnali inascoltati da parte delle autorità

14.11.2025 23:25
Madre uccide il figlio di 9 anni a Muggia: segnali inascoltati da parte delle autorità

Tragedia a Muggia: madre uccide il figlio dopo segni di allerta

Muggia (Trieste), 14 novembre 2025 – La tragica vicenda di Olena Stasiuk, 55 anni, si è conclusa mercoledì sera con l’omicidio del figlio Giovanni, accoltellato durante uno degli incontri “liberi” concessi alla madre. La frase premonitrice “Se muoio, anche Giovanni muore con me”, pronunciata dalla donna in preda a una crisi che le stava causando una separazione difficile, risuona ora come una tragica dichiarazione d’intenti. La storia di Stasiuk mette in luce un sistema giudiziario e sociale che ha fallito nel tutelare entrambi, madre e figlio, riporta Attuale.

Segnali inquietanti erano già emersi, tra cui minacce e comportamenti violenti nei confronti del bambino. La legale del padre, Gigliola Bridda, ha sottolineato che in otto anni di battaglie legali, l’uomo era apparso eccessivamente allarmato. Nel 2017, la madre aveva subito una grave crisi psichiatrica ma aveva rifiutato le cure. Un episodio allarmante risale al 2018, quando aveva minacciato di gettarsi in mare con il bambino se gli fosse stato tolto l’affidamento. Dopo questa crisi, il piccolo era stato assegnato al padre. Nonostante le richieste per una perizia psichiatrica, questa non era mai stata disposta.

La situazione è ulteriormente degenerata nel 2023, quando la madre aveva causato lividi al bambino stringendogli il collo. Questo episodio aveva portato a un provvedimento di visite in forma protetta, ma nella successiva impressione di equilibrio della donna, il tribunale civile ha concesso nel maggio 2025 una visita settimanale in solitaria. Le visite “libere” erano ricominciate recentemente. Bridda sostiene che, nel tentativo di promuovere una genitorialità positiva, sono stati ignorati segnali di potenziale pericolo.

La psicoterapeuta Alessandra Bramante ha evidenziato un problema culturale, affermando che si tende a minimizzare le situazioni pericolose, ponendo una fiducia eccessiva nelle madri. “La narrazione comune può far credere che le madri non possano nuocere ai propri figli, ma la realtà è che in presenza di fattori di rischio, il pericolo è reale e può colpire chiunque”, ha avvertito. Il tribunale è atteso a inviare una relazione al ministero riguardo alla decisione di affidare le visite alla madre, evidenziando l’urgenza di un riesame delle procedure vigenti per garantire la sicurezza dei minori in situazioni critiche.

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