Magyar: «La nostra vittoria segna la fine del regime di Orbán e il ritorno alla democrazia»

14.04.2026 00:15
Magyar: «La nostra vittoria segna la fine del regime di Orbán e il ritorno alla democrazia»

Il futuro premier ungherese annuncia una rapida transizione politica

DALLA NOSTRA INVIATA
BUDAPEST – Ha fretta, Péter Magyar. All’indomani della vittoria schiacciante che ha segnato la fine dell’era Orbán, ha dichiarato l’intenzione di avviare la transizione «subito», entro maggio. La priorità è rimettere in carreggiata un Paese «devastato e senza tempo da perdere», ha affermato l’ex compagno di partito di Orbán, ora suo principale rivale. In due anni, Magyar ha creato un movimento che ha messo fine a un’era, riuscendo a superare notevoli ostacoli, tra cui una disparità di risorse e un accesso ai media, con l’80% controllato dal governo. Ora desidera mantenere l’inerzia, iniziando subito a riallineare il Paese forte del «mandato solido» ricevuto dagli elettori, conquistando 138 seggi su 199, e ottenendo quindi la super maggioranza necessaria per modificare la Costituzione e smontare il sistema di Fidesz, la sua «democrazia illiberale», riporta Attuale.

La geografia del voto indica una svolta significativa: il blu di Tisza ha dominato quasi tutta l’Ungheria, lasciando solo sacche isolate a Fidesz. Magyar ha trionfato non solo nelle città, ma anche nelle province e nei territori rurali, tradizionale roccaforte del governo sovranista. «Non è solo un cambio di governo, ma una trasformazione completa del regime», ha sottolineato con determinazione durante una conferenza stampa di tre ore. La prima azione della nuova Ungheria comporta uno scontro diretto con il presidente Tamás Sulyok, definito «burattino» di Orbán. Magyar ha sollecitato l’amministrazione a non ostacolare il trasferimento del potere, chiedendo la sua nomina «il prima possibile» seguita dalle dimissioni.

Dopo anni di centralizzazione, il programma di Magyar si concentra sul riequilibrio dei poteri, puntando su trasparenza e fiducia tramite un pacchetto anti-corruzione. La rottura con il passato passerà attraverso una riforma costituzionale da sottoporre a referendum, che prevede anche un limite di due mandati per il primo ministro con effetto retroattivo. Questo rappresenta un modo per archiviare definitivamente l’era Orbán, già al quinto mandato. Magyar ha criticato severamente il suo predecessore, accusandolo di «depredare» il Paese e ha coinvolto anche il ministro degli Esteri Péter Szijjártó, accusato di «distruggere documenti» riguardanti le sanzioni Ue contro la Russia.

A livello internazionale, Magyar ha promesso un cambio di tono rispetto a Washington e Mosca: «Non contatterò né Vladimir Putin né Donald Trump», ha dichiarato. Ha categoricamente identificato la Russia come una «minaccia» per la sicurezza nazionale ed europea, mentre ha garantito il supporto verso gli Stati Uniti, sottolineando che «l’Ungheria appartiene all’Europa». Fin dalle prime ore, sono iniziate le comunicazioni con i leader dell’UE, compresa Ursula von der Leyen, con l’obiettivo di sbloccare i 18 miliardi di euro di fondi Ue congelati.

Si delinea una frattura sul tema ucraino, con Magyar che ha escluso scorciatoie per l’adesione di Kiev. Resta una chiara distanza da Mosca: «Conosciamo l’orso russo, l’Ucraina è la vittima. Tuttavia, un’interruzione totale dell’energia russa sarebbe «come spararsi sui piedi». Russia accoglie il risultato con scetticismo; Kirill Dmitriev, consigliere di Putin, ha affermato che la vittoria di Magyar «accelererà il collasso dell’UE». Dmitrij Peskov ha chiarito che il presidente russo non si congratulerà, definendo l’Ungheria «un Paese non amico». Magyar ha considerato l’Italia un «partner chiave» e ha espresso il desiderio di dialogare con la premier Giorgia Meloni e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani.

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