Mario Adinolfi agli arresti domiciliari per truffa e evasione fiscale legata al Betting Group

08.07.2026 21:25
Mario Adinolfi agli arresti domiciliari per truffa e evasione fiscale legata al Betting Group

Mario Adinolfi posto agli arresti domiciliari per truffa e evasione fiscale

Roma, 8 luglio 2026 – La parabola pubblica di Mario Adinolfi si ferma, almeno per il momento, tra le mura della sua abitazione romana. Il giornalista, scrittore, ex parlamentare e leader del movimento ultraconservatore Il Popolo della Famiglia è stato posto agli arresti domiciliari su disposizione della Procura di Roma. L’ordinanza di custodia cautelare, eseguita dai militari della Guardia di Finanza, delinea uno scenario che si muove lungo il crinale sottile che separa la fascinazione per il gioco d’azzardo dalla promessa del guadagno facile. Truffa aggravata, evasione fiscale, esercizio abusivo della raccolta del risparmio e abusivismo finanziario: queste le pesanti ipotesi di reato contestate dagli inquirenti, riporta Attuale.

Al centro del fascicolo coordinato dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri c’è un meccanismo ribattezzato “Scommessa Collettiva”. Un circuito di raccolta fondi strutturato sui social network attraverso cui Adinolfi, sfruttando la propria visibilità e una consolidata rete di relazioni, proponeva a investitori privati quote di partecipazione a un fondo di “Betting Group”. Le promesse erano specchietti per le allodole di assoluto richiamo: rendimenti garantiti vicini al 40%, tassi fuori mercato e l’assicurazione che l’alea del rischio fosse del tutto azzerata grazie a infallibili strategie e complessi algoritmi applicati alle scommesse sportive, in particolare calcistiche.

Una macchina da quasi 5 milioni di euro (4,7 milioni per l’esattezza, raccolti nell’ultimo quinquennio) che secondo le fiamme gialle si sarebbe rivelata un castello di carte. A fronte di versamenti individuali imponenti, in qualche caso superiori ai 100mila euro per singola vittima, i flussi finanziari non avrebbero quasi mai generato le rendite promesse, né la restituzione del capitale. Solo una minima parte del denaro è confluita verso i circuiti del gioco d’azzardo sportivo; la quota maggioritaria sarebbe stata invece distratta per finalità estranee e spese voluttuarie: imbarcazioni, viaggi, quadri, monete straniere, lingotti e orologi di lusso. A questo si aggiunge la contestazione di un’evasione fiscale da circa 400mila euro.

A far scattare i sigilli sono state le querele di una decina di risparmiatori rimasti a mani vuote, le cui denunce hanno trovato sponda nei servizi del programma di Mediaset “Le Iene”. Nelle carte del gip Giulia Arcieri che ha disposto la misura restrittiva, si evidenzia una “pervasiva pericolosità sociale”. Secondo il giudice, l’indagato era già pronto a replicare lo schema con una nuova sigla, battezzata “Cristo Regna”. L’arresto scuote una biografia da sempre vissuta all’insegna delle iperboli e delle provocazioni mediatiche. Romano, 55 anni, Adinolfi cresce nei media cattolici (Avvenire, Europa, Il Popolo) prima di approdare alla redazione del Tg1. Politicamente attraversa una metamorfosi profonda: dai palchi della gioventù democristiana fino al centrosinistra, diventando membro della Costituente del Partito Democratico nel 2007 e deputato nel 2012.

Nel 2016 fonda Il Popolo della Famiglia, posizionandosi come paladino intransigente del cattolicesimo tradizionale, e finendo al centro di polemiche mediatiche dopo aver definito “la moglie cristiana sottomessa, la pietra su cui si edifica la famiglia”. Dietro la veste del fustigatore di costumi tradizionalista, è però sempre rimasta accesa la seconda, nota anima di Adinolfi: quella del giocatore di poker professionista in grado di accumulare fortune nei casinò americani. Una passione per il tavolo verde e per il calcolo delle probabilità che oggi, nella declinazione giudiziaria più cupa, si è trasformata nella sua nemesi.

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