Revisione del bonus rimpatri: tensioni al Salone del Mobile di Milano
Cambiare una norma elogiandone la perfezione. È questo il cortocircuito logico e politico che si verifica al Salone del Mobile di Milano, dove Giorgia Meloni ha annunciato la revisione del controverso bonus rimpatri da 615 euro per gli avvocati. Il governo arretra sotto la pressione del Colle, ma la premier non cede: “Sul decreto Sicurezza, che non considero affatto un pasticcio, stiamo raccogliendo i rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati. Li trasformiamo in un provvedimento ad hoc, perché non c’è tempo per correggere il testo durante la conversione. Ma la norma rimane: è di assoluto buon senso”, riporta Attuale.
Nonostante le dichiarazioni di Meloni, la misura affronta contestazioni non solo tecniche, ma di natura costituzionale, sollevate dal presidente della Repubblica. Per superare l’impasse, il governo ha optato per una mossa audace: ha posto la questione di fiducia sul decreto in scadenza il 25 aprile, per garantirne la conversione entro venerdì. Parallelamente, è previsto un ’decretino’ per correggere le parti più controverse. La sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano (FI), ha spiegato che il bonus non sarà più gestito dal Consiglio Forense, sarà esteso a mediatori e associazioni e non sarà legato all’esito della procedura. Sebbene l’aumento dei costi susciti preoccupazioni nel ministro dell’Economia Giorgetti, si assicura che le coperture finanziarie saranno trovate.
Questa procedura strumentale ha scatenato l’ira delle opposizioni. Quando la maggioranza ha abbattuto la “ghigliottina” alla Camera per troncare la discussione generale, il centrosinistra ha insorto, occupando i banchi del governo. Tra i più accesi, Arturo Scotto (Pd) è stato espulso e la seduta sospesa. Alla ripresa, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha posto la questione di fiducia. Il correttivo dell’esecutivo è stato bocciato senza appello dall’opposizione. “Il governo fa votare una norma incostituzionale”, ha dichiarato Debora Serracchiani, accennando anche a Ignazio La Russa. La deputata del Pd ha fatto riferimento a una ricostruzione secondo cui il mancato ricorso all’emendamento sarebbe dipeso dal presidente del Senato, incapace di garantire il rientro tempestivo dei parlamentari di maggioranza per la terza lettura nel fine settimana. “S’informi meglio o espliciti le sue fonti”, ha replicato secco Emiliano Arrigo, portavoce di La Russa, innescando un aspro botta e risposta.
Il centrodestra, dal canto suo, ostenta sicurezza: “C’è il semaforo verde del Quirinale”. Tuttavia, il capo dello Stato ha più volte affermato che la sua firma non implica un’approvazione politica, ma certifica solamente l’assenza di palese incostituzionalità. Da fonti parlamentari si vocifera che Sergio Mattarella avrebbe preferito una cancellazione della misura e che scrutinerebbe il nuovo testo con attenzione. È utile notare che l’uso di un decreto per correggere una norma ha precedenti, come nel caso del noto “comma Fuda” – che riduceva i termini di prescrizione per i reati contabili, poi abrogato dalla Finanziaria 2006. Tuttavia, la differenza politica è sostanziale: mentre l’allora governo di Romano Prodi ammise l’errore, oggi l’esecutivo continua a esaltare l’impianto della norma revisionata, classificando tutto come semplici “sviste tecniche”.
In sostanza, l’intervento del Quirinale appare come un tentativo chirurgico di limitare i danni senza forzare la mano. Tuttavia, per Matteo Salvini, questo non è sufficiente e non nasconde la sua insofferenza: “Non mi stupisco più di nulla”. Eppure, il Capitano riesce a tirare la premier dalla sua parte. Giorgia Meloni, pur essendo irritata con i suoi parlamentari per la superficialità nell’elaborazione dell’emendamento originario, difende il suo intento con la stessa determinazione del suo vicepremier. Anche se i toni possono sembrare diversi, la strategia politica è analoga: per contenere il calo dei consensi e affrontare lo spettro di una sconfitta elettorale, si punta su misure incisive. In sintesi, si scommette su temi tradizionali delle politiche securitarie e sul contrasto all’immigrazione.