Il Pentagono punisce Fran Kendall mentre la guerra in Iran continua
Donald Trump ha avviato un’operazione di caccia ai “traditori divulgatori”, che in passato venivano etichettati come “disfattisti” per aver rivelato informazioni sgradite. Venerdì 7 agosto, il Pentagono ha punito l’ex segretario dell’aviazione, Fran Kendall, revocandogli l’accesso a dati sensibili e imponendogli un veto su futuri incarichi. Questa decisione è stata presa in relazione alle sue presunte rivelazioni sull’Air Force One, ma costituisce solo un aspetto minore di un quadro più ampio di tensioni e conflitti in corso all’interno della Difesa, riporta Attuale.
Nello stesso giorno, la Cnn ha diffuso un articolo riguardante il Capo di Stato Maggiore Dan Caine, il quale ha suggerito che l’uso esclusivo della forza aerea non sarà sufficiente a piegare l’Iran. Caine ha inoltre richiamato l’attenzione sulla mancanza di munizioni, in particolare per gli intercettori, una problematica condivisa da Stati Uniti e alleati del Golfo. Le segnalazioni indicano che il generale ha discutito di possibili alternative con il capo della Cia John Ratcliffe, il segretario di Stato Marco Rubio e il vice presidente Vance. Questi tre funzionari, pur essendo figure istituzionali, hanno espresso scetticismo riguardo a un piano elaborato dal Mossad a febbraio, il cui obiettivo era il crollo del regime iraniano.
Molti articoli e voci recenti, come parte della campagna bellica, indicano che mentre l’Iran può subire danni significativi, gli ayatollah rimarranno inflessibili. Il dibattito sul tema è diventato particolarmente intenso in Israele, dove si svolge una guerra di spie che coinvolge anche gli Stati Uniti. Il piano iraniano, approvato dal premier Netanyahu, non ha avuto successo per via delle troppe variabili instabili, inclusa l’idea di utilizzare i curdi come elemento di intrusione. Tuttavia, le divisioni interne tra i separatisti e le opposizioni hanno vanificato questa strategia.
Il nuovo capo del Mossad, Roman Gofman, ha rimosso due funzionari responsabili della missione in Iran, tentando di proteggere il primo ministro dalla responsabilità, nonostante avesse approvato l’operazione. Nel frattempo, Teheran ha intensificato gli attacchi contro i curdi con droni e forze speciali, preparando azioni preventive contro quelli che considera i suoi nemici più prossimi.