Crisi di governo: Giorgia Meloni accusa franchi tiratori
Giorgia Meloni esprime la sua furia nei confronti dei trenta franchi tiratori che hanno sabotato la sua legge elettorale, con sospetti che ricadono su Forza Italia e Futuro Nazionale. La premier critica alcuni membri del suo partito del Sud per aver disobbedito al suo ordine ribadito su Facebook. Mentre il governo riflette sulle sue opzioni, si va profilando la possibilità di elezioni anticipate a giugno, riporta Attuale.
Chi sono i 30 franchi tiratori della legge elettorale
Il termine franchi tiratori, derivato dal gergo militare, identifica chi agisce contro la propria fazione. Questi trenta parlamentari, che hanno ostacolato l’emendamento sulle preferenze, sono principalmente riconducibili a Forza Italia, e in parte anche alla Lega. Lunedì, Meloni ha convocato una rapida conferenza con i vicepremier, avvertendoli che scherzare su questo emendamento avrebbe comportato un voto immediato. Antonio Tajani ha anche organizzato un incontro con donne di FI, che si sono opposte alle preferenze.
La premier furibonda
Meloni è furiosa con chi ha scelto di ignorare i problemi. Secondo Repubblica, la premier sta considerando nuovamente l’idea del voto a giugno e teme un governo balneare: “Lo avevo detto e sono stata l’unica”. Nonostante gli avvertimenti del suo staff sul rischio di perdere consenso, Meloni rimane risoluta: “Non andrò avanti a oltranza; o approviamo la legge elettorale entro l’estate, oppure è finita”. Ha avvertito che non permetterà il ritorno a situazioni di instabilità che metterebbero a rischio il Paese.
La scommessa sul pareggio
La premier ha constatato in Parlamento che una parte della maggioranza punta su un pareggio e su una mancanza di stabilità. Si sta già considerando un governo balneare di breve durata, destinato a raccogliere consenso per un voto a giugno. Meloni ha discusso la situazione con Donzelli, Bignami e la sorella Arianna. La speranza è che questa sconfitta possa trasformarsi in opportunità, anche se voci indicano più di trenta franchi tiratori, con stime varie che indicano tra il 30% e il 50% di dissidenti tra i partiti della maggioranza.
Marina Berlusconi
Un retroscena rivelato da La Stampa suggerisce che Marta Fascina, presente al voto, è molto influenzata da Marina Berlusconi, presidente di Fininvest. Meloni non dovrebbe salire al Colle, dato che la modifica era semplicemente un cambiamento di legge elettorale. Ignazio La Russa, presidente del Senato, ritiene che potrebbe esserci spazio per un recupero a Palazzo Madama, nel contesto di un voto palese. Tuttavia, le attenzioni si concentrano sugli alleati di Marina, che desiderano mantenere il controllo a pochi mesi dalla scelta del nuovo presidente della Repubblica.
Vannacci e i sondaggi
Infine, in Senato, la maggioranza ha deciso di attendere i sondaggi di settembre per valutare l’approvazione della legge. Qualora il fenomeno Vannacci dovesse perdere slancio, si procederà con l’approvazione. Se, al contrario, il generale di destra continuasse a guadagnare sostegno, un arresto definitivo della legge diventerebbe un’opzione molto concreta.