Il voto finale sulla legge elettorale rimane segreto nonostante l’appello di Meloni a un voto palese

14.07.2026 19:05
Il voto finale sulla legge elettorale rimane segreto nonostante l'appello di Meloni a un voto palese

Bocciato il tentativo della Lega sul terzo mandato. Polemiche con l’opposizione anche per il tema della parità di genere, perché nel testo della legge proposta dalla maggioranza non ci sarebbe più l’obbligo dell’alternanza tra uomini e donne candidati, riporta Attuale.

Alla fine il voto sarà segreto, compreso quello finale. Nonostante l’invito di Giorgia Meloni a votare a scrutinio palese sfidando le opposizioni a «metterci la faccia», la presidenza della Camera ha dato il via libera allo scrutinio segreto su circa un centinaio di emendamenti alla legge elettorale, sui 200 presentati, oltre che sugli articoli 1, 2 e 3. Lo riporta l’Ansa, secondo cui il presidente di turno Fabio Rampelli ha spiegato che la richiesta delle opposizioni «può essere accolta per tutte le proposte emendative e gli articoli del provvedimento per cui sussistono i requisiti». Rampelli ha annunciato anche la distribuzione di una tabella con l’elenco completo delle votazioni segrete accolte, comprensiva pure del voto finale.

Perché Forza Italia e Lega hanno cambiato idea sulle preferenze

La giornata si era aperta con un dietrofront degli azzurri proprio sul nodo delle preferenze. All’assemblea del gruppo, il presidente dei deputati Enrico Costa ha annunciato il cambio di rotta sull’emendamento proposto da FdI e Noi Moderati, poi sostenuto anche da Forza Italia e Lega, per reintrodurre le preferenze con un sistema semi bloccato, capolista scelto dalle segreterie di partito e resto della lista deciso tramite crocette. Meloni ha commentato così la mossa delle opposizioni: «A questo punto credo sia doverosa un’operazione verità, per capire se i partiti di opposizione che da tempo invocano la possibilità per i cittadini di scegliere i propri parlamentari lo facciano per convinzione o soltanto per prendersi gioco degli italiani». E ha rincarato: «Sfido le opposizioni a non chiedere il voto segreto, ognuno si assuma la responsabilità del proprio voto e ci metta la faccia davanti agli italiani». Anche la Lega di Matteo Salvini ha virato sul sì, spiegando in una nota che il sistema misto garantisce «la governabilità e la possibilità di dare voce ai territori». Il vicepremier Antonio Tajani ha parlato di una proposta di compromesso «accettabile perché rimane il principio fondamentale della legge», pur ammettendo che resta un nodo aperto sulla rappresentanza femminile.

Cosa chiedevano le opposizioni e chi vota contro

Pd, M5S e Avs avevano chiesto formalmente al presidente della Camera Lorenzo Fontana che l’intera proposta di legge fosse votata a scrutinio segreto, dagli emendamenti fino al voto finale, una richiesta poi sostanzialmente accolta secondo quanto confermato dall’Ansa. La segretaria del Pd Elly Schlein aveva intanto criticato le priorità dell’esecutivo: «Tra la produzione industriale in calo continuo, i prezzi dell’energia più cari d’Europa e gli stipendi più bassi, la priorità di questo governo è la legge elettorale». Il Movimento 5 Stelle ha annunciato voto contrario all’emendamento di FdI, il capogruppo Alfonso Colucci ha liquidato la questione così: «Non abbiamo nemmeno avuto bisogno di discuterne, sono preferenze finte e votiamo no». Anche Roberto Vannacci ha espresso dissenso nel merito pur annunciando voto favorevole: «Il loro emendamento mantiene i capolista bloccati e lascia il potere nelle segreterie di partito, noi vorremmo che tutti i parlamentari fossero eletti con le preferenze».

Bocciato nell’Aula della Camera, con 207 voti contrari e 155 favorevoli, un subemendamento all’emendamento di maggioranza sulle preferenze per la legge elettorale che riguardava la parità di genere. Il testo, a prima firma Luana Zanella (Avs) e sottoscritto anche da Pd e M5s, prevedeva che “nel complesso delle candidature presentate da ciascuna lista i candidati capilista non possono essere dello stesso genere in numero superiore al 50% del totale”.

Il Pd ha presentato due subemendamenti sull’alternanza di genere anche per i capilista. In un testo in particolare i dem chiedono che «nel complesso delle candidature a capilista nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 50%». Il relatore di maggioranza e il governo hanno dato parere favorevole a un gruppo di emendamenti presentati dai partiti di maggioranza tra cui quello sulle preferenze targato FdI. Parere contrario su tutti gli altri.

Durante le discussioni, il leader dei 5 stelle, Giuseppe Conte, ha accusato Meloni di sfidare l’opposizione su un emendamento che non garantisce la vera libertà di scelta da parte degli elettori. Inoltre, ha sottolineato la mancanza di attenzione da parte del governo sulle reali problematiche degli italiani, invitando a concentrarsi su questioni concrete piuttosto che sulla legge elettorale.

La presidenza della Camera, a quanto si apprende da fonti parlamentari, ha dato il via libera al voto segreto su un centinaio di emendamenti alla legge elettorale su 200 presentati. Rampelli ha annunciato anche la distribuzione di una tabella “con l’elenco di tutte le votazioni a scrutinio segreto accolte, a cui si aggiungerà anche la votazione finale”.

L’emendamento della Lega sul terzo mandato per i governatori, a prima firma Panizzut, è stato dichiarato “non ammissibile” dalla presidenza della Camera «in quanto estraneo ai contenuti» della legge elettorale.

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