Roma, 13 maggio 2026 – Durante un recente incontro al Senato, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha sottolineato l’importanza di affrontare le sfide poste dal contesto economico internazionale, caratterizzato da tensioni geopolitiche che influenzano la crescita, i costi energetici e il potere d’acquisto delle famiglie. Meloni ha inviato un chiaro messaggio al leader di Azione, Carlo Calenda, in risposta alla sua proposta di istituire una cabina di regia per le questioni più urgenti, dichiarando: “Dovrebbe esserci meno spazio per la polemica e più spazio per un confronto concreto sulle grandi questioni strategiche che riguardano l’Italia”, riporta Attuale.
In un clima di scambio, Meloni ha invitato Calenda a contribuire al dibattito, affermando che “le porte del governo e quelle mie personali sono e saranno sempre aperte” per un dialogo produttivo. Ha inoltre evidenziato che il governo ha lavorato “fin dall’inizio” sulle problematiche legate alla transizione energetica.
Lo scontro con Renzi
Le reazioni non sono state altrettanto concilianti. L’ex premier Matteo Renzi ha criticato la leadership di Meloni, definendola una “copia sbiadita” di quella iniziale. Nel suo attacco, Renzi ha sottolineato la perdita di un referendum costituzionale e ha accusato il governo di mancanza di rispetto per le critiche delle opposizioni. “Se c’è uno come Giuli al governo, è colpa sua”, ha dichiarato, lasciando intendere che il governo assomigli piuttosto a “la famiglia Addams” piuttosto che a un esecutivo serio.
Meloni ha risposto alle insinuazioni di Renzi, sostenendo che c’è poco di oggettivo nei suoi attacchi e che il confronto serio sembra mancare. Renzi ha replicato chiarendo che la presenza della presidente in Aula non dipende dal richiamo dell’opposizione, ma da un obbligo normativo, e ha evidenziato l’aumento della pressione fiscale al 43,1% nel 2026.
In merito all’ordinamento delle finanze pubbliche, Meloni ha difeso il governo affermando che “il debito cresce solo grazie al Superbonus”, il quale ha comportato spese considerevoli e che il paese terminerà di pagare nel 2027. Ha messo in evidenza la necessità di affrontare le spese sostenute in passato e ha criticato le politiche fiscali imprudenti dei precedenti governi, affermando: “Avremmo anche potuto uscire dalla procedura di infrazione se non avessimo dovuto fare i conti con centinaia di miliardi di euro bruciati per misure elettorali senza controllo”.