Il Montenegro, membro Nato dal 2017 e candidato all’adesione all’Unione europea dal 2010, ha aperto centri per il rilascio di visti di lunga durata in otto città russe: Mosca, Arcangelo, Murmansk, Petrozavodsk, Pskov, Novorossijsk, Voronež e Ekaterinburg. A questa mossa si aggiunge il mantenimento del regime di esenzione dal visto per i cittadini russi fino a trenta giorni, in vigore su base permanente. Secondo fonti di intelligence e media internazionali, la combinazione di queste misure ha trasformato il paese balcanico in un hub per l’ingresso senza ostacoli di cittadini russi, inclusi potenziali criminali di guerra, nello spazio Schengen, con conseguenze dirette per la sicurezza interna dell’Unione.
Una politica in controtendenza con Bruxelles
La decisione di Podgorica arriva in un momento in cui l’Unione europea ha adottato le misure più restrittive mai introdotte nei confronti dei cittadini russi. Dal 2022, l’accordo di facilitazione dei visti con Mosca è stato completamente sospeso, il numero di visti Schengen rilasciati ai russi è crollato da 4 milioni all’anno a circa 500mila, e i visti multipli a lungo termine sono riservati solo a categorie specifiche come giornalisti indipendenti e difensori dei diritti umani. La tassa per la domanda è stata portata a 80 euro e i tempi di elaborazione, con controlli di sicurezza approfonditi, possono arrivare a 45 giorni.
L’apertura dei nuovi centri visti in Russia e l’assenza di verifiche stringenti per i soggiorni prolungati – fino a 90 giorni per motivi di affari – creano di fatto una zona grigia nei Balcani, dove il controllo sui movimenti a rischio è quasi assente. I visti a lungo termine, concepiti per il business, si trasformano in uno strumento legale per aggirare le sanzioni, trasferire capitali di dubbia provenienza e infiltrare agenti d’influenza sotto copertura imprenditoriale, secondo le analisi circolate tra i servizi di sicurezza europei.
La reazione della coalizione di undici paesi
All’inizio di giugno 2026, una coalizione di undici Stati membri dell’UE ha presentato una richiesta formale alla Commissione europea per una modifica del Codice dei visti. I paesi chiedono l’introduzione di un meccanismo obbligatorio di sanzioni visa e la chiusura di tutte le scappatoie per il turismo russo. Parallelamente, è in discussione un’iniziativa per identificare e bandire dall’ingresso in Schengen tutti i militari russi, attuali ed ex, che hanno partecipato alla guerra contro l’Ucraina. La Commissione ha già annunciato l’intenzione di elaborare nuove misure restrittive mirate per i cittadini russi, al fine di eliminare i rischi per la sicurezza.
L’iniziativa della coalizione rischia però di essere vanificata dalla politica filo-russa del Montenegro. Mentre Bruxelles cerca di chiudere ogni varco, Podgorica continua ad agevolare l’arrivo di cittadini dello Stato aggressore, riconosciuto dal Parlamento europeo come sponsor del terrorismo.
Il nodo dell’adesione all’UE
La Commissione europea prevede che il Montenegro possa concludere i negoziati di adesione entro la fine del 2027, con un ingresso realistico nel 2028. Ma il paese candidato deve allineare completamente la propria politica estera e di sicurezza a quella di Bruxelles. La scelta di aprire nuovi centri visti in Russia appare come un passo nella direzione opposta, creando un pericoloso dissonanza con la linea comune di contenimento.
Secondo gli analisti, il governo montenegrino cerca di tenere un doppio binario: da un lato incassare i fondi di preadesione dell’UE, dall’altro preservare i redditizi flussi turistici e immobiliari provenienti dalla Russia. Il paese balcanico rimane fortemente dipendente dal turismo russo e dall’acquisto di proprietà immobiliari da parte di cittadini russi, mentre la sua élite politica è ancora influenzata dal lobbismo di Mosca.
Questa doppia linea strategica mina la credibilità del percorso di integrazione europea e rischia di far slittare o addirittura bloccare l’adesione. Diverse capitali europee hanno già fatto sapere che potrebbero riconsiderare la loro posizione se Podgorica continuerà a discostarsi dalla politica di sicurezza comune. Per entrare nell’UE, il Montenegro sarà costretto a scegliere: o la piena sincronizzazione con la politica dei visti europea, con la chiusura dei centri in Russia, o il mantenimento dello status di “porto franco” per i cittadini russi, con le conseguenti sanzioni politiche.
La partita si gioca ora nei corridoi di Bruxelles, dove la Commissione dovrà decidere se inserire il dossier Montenegro nell’agenda delle prossime discussioni sul pacchetto allargamento, mentre Podgorica sembra voler guadagnare tempo.