Uomo tibetano si immola davanti alle Nazioni Unite in segno di protesta
Giovedì un uomo è morto dopo essersi dato fuoco davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York. Si chiamava Lobga Rangzen, era tibetano, aveva 52 anni e lavorava come autista per Uber. La sua identità è stata resa nota da Voice of Tibet, un sito d’informazione gestito dalla comunità tibetana in esilio, secondo cui il gesto era una forma di protesta contro il controllo cinese sul Tibet e a favore dell’indipendenza della regione, riporta Attuale.
Secondo i giornali locali, Rangzen è arrivato sul posto verso le 18:30 ora locale (le 23:30 in Italia), portando con sé una bandiera tibetana. Poi l’ha piantata su una transenna stradale, ha lasciato i suoi effetti personali su un monumento lì vicino e ha trasmesso tutto in diretta su Facebook. Un suo collega autista, Lobsang Paljor, ha dichiarato che Rangzen «era furioso per le restrizioni imposte dal governo cinese ai suoi connazionali».
La Cina annesse il Tibet nel 1951, dopo alcuni decenni in cui, approfittando della debolezza del governo centrale, la regione si era dichiarata indipendente. Nel 1965 il Tibet ottenne lo status di regione autonoma: Pechino sostiene che questo passaggio sia servito a garantire maggiore autonomia decisionale alle autorità locali e a proteggere la libertà di religione e la cultura tradizionale tibetana. Per contro, molti in Tibet affermano che la Cina stia sopprimendo in vari modi l’identità culturale e religiosa della regione, dove persiste un forte sentimento indipendentista. Recentemente, mercoledì, in Cina è entrata in vigore una nuova legge che riduce notevolmente gli spazi di autonomia delle minoranze etniche.