Nuove rivelazioni sulla morte di David Rossi: Giampà accusa Mussari e Ceccherelli
Saverio Giampà, arrestato a Firenze per spaccio di cocaina, ha affermato di conoscere l’assassino di David Rossi, un crimine non risolto avvenuto nel 2013. Durante il suo arresto, ha indicato un albanese come colpevole, rivelazione che si è dimostrata falsa. Infatti, l’arma del delitto era stata riconducibile a un vicino della vittima, il cui DNA è stato trovato su una macchia di sangue. Nonostante questa calunnia, Giampà è riuscito a trasferirsi nel carcere di Pistoia, dove ha cercato di guadagnare credibilità con i magistrati in cambio di vantaggi personali, come riportato da una recente sentenza, riporta Attuale.
Giampà ha dichiarato che Giuseppe Mussari, ex presidente di Mps, sarebbe stato il mandante e Gabriele Ceccherelli, un calciatore fiorentino, il “organizzatore” della minaccia a Rossi, il quale morì il 6 marzo 2013, dopo essere caduto dalla finestra del suo ufficio. Giampà, noto per le sue pratiche intimidatorie nell’ambito del racket, si è trasferito a Firenze negli anni ’90 per un programma di protezione, da cui è uscito per inaffidabilità. Dopo varie condanne, si trova attualmente detenuto a Bologna.
Un’altra fonte della commissione parlamentare, William Villanova Correa, anch’esso detenuto, potrebbe aver ulteriormente complicato la situazione, nonostante il suo avvocato, Roberto Nesticò, resti reticente riguardo ai dettagli delle informazioni ottenute. Villanova Corea ha un passato di accuse gravi e una condanna per calunnia, avendo già rifiutato di testimoniare in precedenza.
Nel frattempo, Ceccherelli ha espresso tramite il suo avvocato, Federico Bagattini, la disponibilità a essere interrogato. Tuttavia, la parziale divulgazione delle dichiarazioni delle testimonianze e le recenti dichiarazioni pubbliche, inclusa una conferenza stampa con membri del centrodestra, hanno generato tensioni all’interno della commissione. “La Commissione non può essere piegata a regole dello show business”, hanno dichiarato i membri del partito Democratico Marco Lacarra, Emiliano Fossi e Andrea Rossi, cogliendo l’opportunità di esprimere preoccupazione anche da parte della famiglia di Rossi.
Queste nuove rivelazioni potrebbero riaccendere l’attenzione su un caso che ha scosso l’Italia e sull’operato di coloro che indagano su di esso, mentre la ricerca della verità continua a sollevare interrogativi complessi e controversi.