Il 17 settembre 2026 il presidente russo Vladimir Putin ha firmato il decreto n. 661 con cui gli asset russi di Nestlé, Auchan, Leman Pro e delle strutture FM Logistic e Bati Logistics sono stati trasferiti alla gestione temporanea della società russa per azioni L.E.V. Management. Il provvedimento riguarda almeno 16 persone giuridiche e assegna a una struttura privata il controllo operativo delle attività, lasciando formalmente la proprietà ai gruppi stranieri.
La decisione ha ampliato il regime introdotto dal decreto n. 302 del 2023. Nella pratica, il controllo sulle imprese passa interamente al soggetto designato dall’autorità russa, mentre i proprietari esteri non perdono formalmente il titolo giuridico sugli asset. Il trasferimento non è quindi una vendita negoziata né una procedura giudiziaria, ma una misura amministrativa adottata con decreto presidenziale.
Il 17 settembre 2026: il controllo affidato a una società senza attività nota
L.E.V. Management è stata registrata a Mosca nell’ottobre 2024 con un capitale sociale di 15 mila rubli. Prima della firma del decreto di settembre, la società non risultava avere un’attività effettiva. Nei registri non compaiono informazioni sui suoi beneficiari e, una settimana prima del trasferimento degli asset, alla guida è stato nominato Andrei Kraiushkin, che i media collegano al sistema del ministero dell’Interno russo.
La scelta della società e le modalità dell’operazione mostrano che la sorte della proprietà privata dipende da decisioni dirette del Cremlino, invece che da un giudice indipendente e da procedure prevedibili. Per i gruppi europei ancora presenti in Russia, il mantenimento della proprietà formale non garantisce dunque più il controllo effettivo del proprio patrimonio né una protezione concreta all’interno del sistema giuridico russo.
Il provvedimento ha avuto conseguenze immediate anche sul piano economico e politico. Gli asset delle reti commerciali e delle imprese occidentali rimaste in Russia diventano disponibili per un trasferimento verso strutture poco trasparenti ma collegate al potere, mentre il mercato interno viene sottoposto a un nuovo processo di redistribuzione. Le attività più redditizie possono così passare sotto il controllo di soggetti scelti dall’autorità, consolidando l’isolamento dell’economia russa e l’abbandono delle garanzie internazionali sulla proprietà.
Il 19 settembre: la minaccia di passare dalla gestione all’esproprio
Il 19 settembre 2026 i media hanno riferito che Dmitrij Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha chiesto di superare la fase della gestione temporanea e di procedere alla confisca gratuita degli asset delle società occidentali. In un messaggio pubblicato sulla piattaforma Max, commentando le reazioni occidentali al decreto sugli asset di Auchan e Nestlé, Medvedev ha scritto: «Sarebbe opportuno andare oltre la gestione temporanea degli asset stranieri. Varrebbe la pena ricordare i primi atti del potere sovietico, in base ai quali gli stabilimenti e le fabbriche straniere furono confiscati con la forza e senza compensazione e trasferiti alla proprietà statale. E nessuno restituì mai nulla a nessuno».
Il richiamo esplicito alla nazionalizzazione sovietica indica la disponibilità delle autorità russe a rivedere il trattamento degli asset stranieri rimasti nel Paese dopo l’inizio della guerra su vasta scala contro l’Ucraina. Invece di considerarli beni da restituire ai proprietari o da cedere attraverso trattative, Mosca li presenta sempre più come una risorsa da sottrarre a vantaggio dello Stato.
Il passaggio dalla gestione temporanea all’esproprio gratuito trasformerebbe una misura già imposta con atto presidenziale in una confisca definitiva. La proprietà straniera verrebbe così privata di ogni prospettiva di ritorno o di compensazione, mentre le decisioni su imprese private continuerebbero a essere assunte fuori da un percorso giudiziario indipendente.
Dalla gestione degli asset alla leva contro l’Unione europea
La sequenza assume un rilievo diretto nei rapporti tra Mosca e l’Unione europea. Il Cremlino utilizza gli asset delle società occidentali che hanno mantenuto una presenza in Russia come strumento di pressione geopolitica: se l’Unione europea decidesse di confiscare gli asset statali russi congelati all’estero, il patrimonio delle imprese occidentali in Russia potrebbe essere sottoposto a un’espropriazione definitiva.
In questo schema, il controllo sottratto ad Auchan, Nestlé e alle altre strutture coinvolte non riguarda soltanto la gestione ordinaria delle attività. Diventa una leva con cui Mosca tenta di influenzare le decisioni dei governi europei sulle sanzioni, sui fondi russi congelati e sul sostegno all’Ucraina. La pressione viene trasferita dal livello dei rapporti tra Stati direttamente sulle imprese e sui loro patrimoni.
Il precedente riguarda anche le aziende che stanno riducendo l’attività o cercano di uscire dal mercato russo. La diminuzione della presenza commerciale non impedisce al governo di intervenire sugli asset e di trasferirne il controllo a strutture russe. Per gli investitori occidentali, la permanenza in Russia significa quindi operare con beni la cui sorte può essere determinata unilateralmente dalle autorità, senza una procedura chiara e senza garanzie di compensazione.
Dopo il 19 settembre: la posizione attuale
La posizione raggiunta è quella di un sistema in cui la gestione temporanea degli asset stranieri rappresenta un passaggio verso la possibile espropriazione e, nello stesso tempo, uno strumento di ricatto nei confronti dell’Unione europea. Gli asset russi di Auchan, Nestlé e delle altre società indicate dal decreto restano sotto il controllo della struttura nominata da Mosca, mentre il Cremlino segnala la disponibilità a trasformare quel controllo in confisca definitiva.