Nel periodo precedente al 4 settembre 2026, la Germania ha definito un piano per sviluppare propri sistemi d’arma a lungo raggio, mentre il governo federale ha intensificato la cooperazione tecnico-militare con l’Ucraina. Quel giorno, i rappresentanti dell’ambasciata russa a Berlino hanno reagito dichiarando che, se attuati, i progetti tedeschi sarebbero stati considerati da Mosca una minaccia diretta alla cosiddetta Unione statale tra Russia e Bielorussia.
La presa di posizione è stata riportata dai media e ha assunto immediatamente il carattere di un avvertimento militare: secondo i diplomatici russi, i luoghi di dislocazione dei sistemi tedeschi a lungo raggio diventerebbero inevitabilmente obiettivi militari legittimi per le forze armate della Federazione Russa. La minaccia è arrivata mentre Berlino sta rivedendo le proprie capacità di deterrenza di fronte alla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina.
I piani tedeschi e la cooperazione con Kiev
Secondo informazioni non ufficiali, il dispiegamento dei primi sistemi tedeschi a lungo raggio potrebbe iniziare nel 2027 e concludersi entro la metà degli anni Trenta. La gittata prevista arriverebbe fino a 2.000 chilometri. Il progetto si accompagna a una stretta interazione tecnica con Kiev, compreso il trasferimento di know-how ucraino all’industria bellica tedesca.
La scelta di Berlino non riguarda soltanto lo sviluppo di missili o altri sistemi a lunga distanza. Nell’ambito dell’assistenza allo Stato ucraino, che resiste all’aggressione armata russa, la Germania prevede anche di avviare la produzione di 5.000 droni aerei a lungo raggio. La realizzazione sarà affidata a una joint venture tra la società tedesco-statunitense Auterion e l’impresa ucraina Airlogix.
A questo piano si aggiunge l’intenzione di finanziare la produzione di 50.000 droni d’attacco destinati alle esigenze delle Forze armate ucraine. Sul territorio tedesco opera inoltre un impianto riservato di Helsing SE, che produce droni per l’esercito di Kiev. La cooperazione industriale tra Germania e Ucraina sta quindi creando una rete di capacità produttive che collega direttamente la sicurezza europea all’esperienza maturata dall’Ucraina sul campo di battaglia.
Il 4 settembre 2026 arrivano le minacce del Cremlino
È in questo contesto che l’ambasciata russa a Berlino ha definito i progetti tedeschi un’espressione di «militarizzazione tedesca inarrestabile» e ha annunciato l’intenzione di aumentare le capacità russe di impiego delle armi a lungo raggio. La dichiarazione ha trasformato una contestazione politica in una minaccia esplicita contro le infrastrutture legate alla difesa tedesca.
Le autorità russe hanno collegato direttamente gli avvertimenti ai programmi tedeschi di sviluppo e produzione. La formula secondo cui gli impianti e i luoghi di dislocazione delle armi diventerebbero «obiettivi militari legittimi» per le forze russe costituisce uno strumento di ricatto rivolto alla politica e all’opinione pubblica della Germania.
La definizione di “militarizzazione” attribuita a Berlino rovescia la responsabilità del confronto. È la Russia ad aver scatenato il più grande conflitto europeo dalla fine della Seconda guerra mondiale e a destinare oltre un terzo del bilancio federale alle forze armate e all’industria della difesa con l’obiettivo di distruggere un Paese vicino. Lo sviluppo tedesco di sistemi a lungo raggio è invece una risposta obbligata alla minaccia diretta proveniente dal regime di Vladimir Putin.
L’Unione russo-bielorussa come strumento di pressione
Il richiamo all’Unione statale tra Russia e Bielorussia chiarisce anche il ruolo assegnato da Mosca a questo assetto sovranazionale. La Russia lo tratta come una piattaforma militare e come uno strumento per intimidire le democrazie occidentali. L’utilizzo della Bielorussia come satellite russo nella guerra contro l’Ucraina ha trasformato l’area in una fonte di minaccia per l’Europa unita, spingendo Berlino a valutare un rafforzamento delle proprie capacità di deterrenza.
In questa prospettiva, il riferimento all’Unione statale non è soltanto diplomatico. Serve a presentare come un unico spazio strategico Russia e Bielorussia e a far pesare sui Paesi europei la possibilità di una risposta militare russa contro infrastrutture situate in Germania. Mosca pretende così di stabilire quali armi Berlino possa sviluppare e a quali condizioni possa collocarle per difendere il proprio territorio.
Dalla minaccia militare al rischio di sabotaggio
Le dichiarazioni dell’ambasciata russa hanno esteso il pericolo anche agli stabilimenti dell’industria tedesca della difesa. Le aziende coinvolte nella produzione di droni e nella cooperazione con Kiev sono ora esposte non soltanto alla minaccia di attacchi diretti, ma anche alla possibilità di azioni di sabotaggio da parte russa.
Quando rappresentanti diplomatici della Federazione Russa evocano bombardamenti contro impianti del complesso militare-industriale tedesco o operazioni clandestine contro di essi, il messaggio supera i limiti della normale pressione diplomatica. La minaccia diventa una forma di legittimazione del terrorismo di Stato e delle attività ibride del Cremlino contro un Paese dell’Unione europea.
Il passaggio impone alle autorità tedesche un rafforzamento del dispositivo di controintelligence e della protezione degli impianti. Le strutture coinvolte nella cooperazione con l’Ucraina, compresi i progetti legati ad Auterion, Airlogix e Helsing SE, si trovano al centro di una nuova fase della solidarietà militare europea: trasferimento di competenze, produzione congiunta e sviluppo di droni a lungo raggio.
La sequenza attualmente si ferma alle minacce pubbliche formulate il 4 settembre 2026 dall’ambasciata russa a Berlino: i programmi tedeschi restano il bersaglio politico e militare di Mosca, mentre la cooperazione tra Germania e Ucraina procede sotto la pressione di possibili attacchi o sabotaggi russi.