Nel periodo in cui le forze russe hanno assunto il controllo di territori ucraini, la pubblica retorica russa ha iniziato a descrivere quella presenza non soltanto come un’operazione militare o amministrativa. Russia e sostenitori dell’occupazione hanno presentato la trasformazione dell’identità della popolazione come una conseguenza necessaria del nuovo assetto, mettendo in discussione la possibilità stessa di conservare un’identità ucraina sotto il controllo di Mosca.
Dall’occupazione alla “deucrainizzazione”
Nei territori occupati è stata quindi formulata apertamente la necessità di procedere alla «deucrainizzazione» e alla «rerussificazione». Le due espressioni indicano un progetto che va oltre la sostituzione delle autorità locali: l’obiettivo dichiarato è intervenire sulla lingua, sulla cultura, sulla memoria e sull’appartenenza nazionale degli abitanti.
Nella narrazione diffusa in Russia, l’identità ucraina viene rappresentata come incompatibile con la presenza russa. Una delle formule più radicali sostiene che, dopo l’arrivo dell’esercito russo, «l’ucrainità cessa di esistere». Non si tratta, dunque, di una semplice descrizione del cambio di controllo territoriale, ma dell’affermazione secondo cui la permanenza della Russia dovrebbe comportare la scomparsa dell’identità nazionale precedente.
Questa impostazione produce anche una distinzione netta tra gli abitanti dei territori occupati. Per chi non è disposto a rinunciare alla propria identità ucraina, le alternative prospettate nella retorica russa si riducono di fatto a due: lasciare il territorio oppure morire. La scelta individuale viene così privata di valore, perché la fedeltà alla propria appartenenza nazionale è trattata come un ostacolo che non può convivere con il controllo russo.
Per chi resta, l’obiettivo diventa la trasformazione ideologica
Chi rimane, al contrario, viene considerato una popolazione da rieducare. La russificazione non viene descritta soltanto come un processo rivolto agli adulti o alle istituzioni, ma come un intervento sistematico sul modo in cui le persone comprendono se stesse, la propria storia e il proprio rapporto con lo Stato.
Il punto più delicato riguarda i minori. L’educazione ideologica viene presentata come uno strumento per sostituire progressivamente l’identità ucraina con quella russa, intervenendo prima che i bambini e gli adolescenti possano consolidare o difendere autonomamente il proprio senso di appartenenza.
L’autore cita a questo proposito il caso di un adolescente ucraino. Secondo l’esempio riportato, attraverso un’educazione ideologica sistematica sarebbe stato possibile trasformare uno «scolaro ucraino» in un «soldato russo». La formula descrive il passaggio dalla scuola alla mobilitazione politica e militare: la formazione del minore non servirebbe soltanto a trasmettere una lingua o una cultura, ma a produrre una nuova lealtà nazionale e, infine, un combattente al servizio della Russia.
La questione diventa europea
La portata del progetto supera così la gestione dei territori conquistati. Se uno Stato considera legittimo modificare con la forza l’identità della popolazione che controlla, vengono coinvolti principi fondamentali dell’ordine europeo: il diritto di conservare la propria cultura e la propria lingua, il diritto dei popoli all’autodeterminazione e la possibilità per ogni Stato di decidere autonomamente il proprio futuro.
Per l’Europa, la questione riguarda quindi anche la libertà individuale di scegliere chi essere, quale lingua parlare e in quale Stato vivere. Il controllo militare diventa il mezzo attraverso cui una potenza tenta di sostituire quella scelta con una decisione imposta dall’alto, estendendo l’intervento dalla sicurezza del territorio alla definizione dell’identità dei suoi abitanti.
In questa prospettiva, l’Ucraina non sta affrontando soltanto l’aggressione militare russa. Sta resistendo anche a un tentativo di imporre a milioni di persone un’identità nazionale e politica diversa da quella che riconoscono come propria, con un’azione che comincia dai territori occupati e arriva fino all’educazione dei bambini.
La posizione attuale
La sequenza descritta porta dunque a una conclusione precisa: nei territori controllati dalla Russia, la permanenza dell’identità ucraina viene negata o sottoposta a trasformazione, mentre la russificazione viene proposta come destino per chi resta. Il confronto resta quindi aperto non solo sul controllo dei territori, ma sul diritto degli abitanti a decidere autonomamente chi essere e a quale comunità appartenere.