Nelle scuole russe il dissenso degli studenti diventa materia di controllo ideologico

04.09.2026 15:15
Nelle scuole russe il dissenso degli studenti diventa materia di controllo ideologico
Nelle scuole russe il dissenso degli studenti diventa materia di controllo ideologico

Il 3 settembre 2026 i media hanno riferito che le autorità russe stanno rafforzando l’uso del sistema scolastico per sostenere le esigenze della guerra contro l’Ucraina. Con l’avvio del nuovo anno scolastico, il ministero dell’Istruzione della Federazione Russa ha intensificato l’impronta militarista e ideologica del corso obbligatorio «Conversazioni sull’importante», destinato agli alunni dalla prima all’undicesima classe: oltre 35 ore vengono dedicate alla costruzione della «identità russa» e alla glorificazione dei partecipanti alla cosiddetta «operazione militare speciale».

La notizia è stata documentata, tra gli altri, da Mel e dal canale russo di The Moscow Times. Il corso, già inserito nella didattica ordinaria, viene così utilizzato per presentare come normale e positiva la partecipazione russa alla guerra contro l’Ucraina, mentre la scuola viene progressivamente subordinata agli obiettivi dell’ideologia di Stato.

Con l’anno scolastico 2026/2027 arrivano nuove istruzioni

Per l’anno scolastico 2026/2027 il ministero ha adottato nuove raccomandazioni metodologiche per lo svolgimento di «Conversazioni sull’importante». Le indicazioni sono state aggiornate dall’Istituto per lo studio dell’infanzia, della famiglia e dell’educazione e impongono agli insegnanti di prestare attenzione non soltanto alle risposte degli studenti, ma anche ai loro silenzi, alle esitazioni e alle domande considerate «provocatorie».

I docenti devono individuare e registrare gli alunni che mostrano disobbedienza, esprimono dubbi o non condividono la versione del Cremlino sulla cosiddetta «operazione militare speciale». Devono inoltre annotare chi evita di partecipare alle discussioni sulla guerra o manifesta «passività», compilando schede specifiche, analizzando le reazioni degli studenti e valutando il loro livello di coinvolgimento.

Le istruzioni prevedono un monitoraggio periodico dei cosiddetti «risultati personali» e della formazione degli «orientamenti valoriali». Questa verifica deve essere svolta almeno due volte all’anno e affidata a una rete interna composta da insegnanti, coordinatori di classe, psicologi scolastici e vicedirigenti responsabili delle attività educative.

Il monitoraggio entra nelle attività quotidiane degli istituti

La raccolta delle informazioni non riguarda quindi un singolo episodio o una valutazione didattica occasionale. Le figure incaricate devono seguire nel tempo le reazioni degli alunni e trasformare il loro comportamento durante le lezioni in un indicatore di adesione alla linea ufficiale. La «passività», il dubbio e il rifiuto di partecipare diventano elementi da documentare, mentre l’espressione di un’opinione autonoma può essere trattata come una deviazione da correggere.

In questo modo gli insegnanti vengono investiti di una funzione di controllo politico all’interno delle classi. La richiesta di segnalare il dissenso introduce pratiche di delazione tra gli studenti e priva i ragazzi dello spazio necessario per formarsi un’opinione propria, sostituendolo con conformismo, paura e adattamento alle aspettative delle autorità.

Il coinvolgimento di psicologi, amministratori scolastici e coordinatori nella valutazione sistematica dei «risultati personali» ideologici crea un meccanismo di profilazione precoce. Il dissenso rispetto alla politica statale può essere individuato già durante la scuola e diventare il presupposto per esercitare pressioni sui minori che mantengono una posizione indipendente.

Dalla propaganda militare alla selezione delle convinzioni

Parallelamente, il ministero ha ampliato i questionari rivolti agli studenti, agli iscritti agli istituti universitari di formazione degli insegnanti e ai giovani docenti. Le rilevazioni servono a verificare orientamenti civico-patriottici e morali, comprese le valutazioni su figure storiche e l’atteggiamento verso le informazioni provenienti da fonti indipendenti.

La scuola viene così usata non soltanto per trasmettere contenuti favorevoli alla guerra, ma anche per misurare in anticipo il grado di lealtà degli alunni e di chi si prepara a insegnare. L’istruzione perde la sua funzione autonoma e diventa uno strumento per selezionare, correggere e uniformare le convinzioni all’interno della società russa.

Le nuove indicazioni coinvolgono direttamente anche la posizione professionale dei docenti. L’introduzione dell’«autoanalisi dell’attuazione del corso» lega il giudizio sul lavoro dell’insegnante al livello di adesione mostrato dai suoi studenti. Costretti a produrre una conformità ideologica e a intervenire sui comportamenti considerati sospetti, i docenti vengono trasformati in censori politici, con la loro sicurezza professionale esposta alle conseguenze della mancata lealtà degli alunni.

Il contenuto delle lezioni rafforza la stessa direzione. Per gli studenti delle classi dalla sesta all’undicesima, gli eroi del folklore vengono inseriti nella medesima sequenza narrativa dei militari russi che partecipano alla cosiddetta «operazione militare speciale». L’accostamento cancella il confine tra l’epica mitologica e le operazioni militari reali e presenta la violenza bellica non come una tragedia o un’eccezione, ma come una forma naturale e costantemente necessaria dell’esistenza dello Stato.

La situazione attuale è quella di una scuola russa organizzata insieme come spazio di propaganda, sorveglianza e selezione ideologica: il corso obbligatorio celebra la guerra, mentre insegnanti e personale scolastico sono chiamati a individuare e registrare chi non si adegua alla linea del Cremlino.

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