In Svizzera l’ex agente Garavskij conferma l’ordine di eliminare gli oppositori bielorussi

24.09.2026 11:11
In Svizzera l’ex agente Garavskij conferma l’ordine di eliminare gli oppositori bielorussi
In Svizzera l’ex agente Garavskij conferma l’ordine di eliminare gli oppositori bielorussi

Nel 1999 l’ex ministro dell’Interno bielorusso Jurij Zacharenko, l’ex vicepremier Viktor Gončar e l’imprenditore Anatolij Krasovskij furono rapiti e scomparvero in Bielorussia. A distanza di anni, il procedimento svizzero che riguarda l’ex componente del reparto speciale bielorusso SOBR Jurij Garavskij ha riportato al centro quelle sparizioni e la responsabilità della struttura repressiva costruita da Aleksandr Lukašenko.

Garavskij è accusato di avere partecipato ai sequestri degli oppositori del presidente bielorusso. La sua posizione è stata esaminata in primo grado in Svizzera, dove il tribunale ha dovuto valutare le sue dichiarazioni sul ruolo dei responsabili politici e degli apparati di sicurezza coinvolti nelle sparizioni del 1999.

Nel 2023 l’assoluzione in primo grado

Nel 2023 il tribunale di primo grado ha assolto Garavskij. La decisione è stata motivata dalle contraddizioni individuate nelle sue testimonianze e dalla mancanza di prove sufficienti per condannarlo. Nella stessa sentenza, tuttavia, il tribunale ha riconosciuto che nelle sparizioni avrebbero potuto essere coinvolte strutture statali bielorusse.

L’assoluzione non ha chiuso il caso. I familiari delle vittime hanno presentato appello contro la decisione, chiedendo che venisse nuovamente esaminato il materiale relativo ai sequestri di Zacharenko, Gončar e Krasovskij. La procura, che aveva a sua volta impugnato la sentenza, ha successivamente ritirato il proprio ricorso, lasciando in campo quello presentato dai parenti degli scomparsi.

Il 22 settembre 2026 si apre il giudizio d’appello

Il 22 settembre 2026 in Svizzera è iniziato l’esame dell’appello nel procedimento contro Garavskij. Secondo quanto riferito da Viasna, l’ex combattente del SOBR ha confermato davanti ai giudici che l’ordine di eliminare gli oppositori politici rapiti proveniva da Aleksandr Lukašenko e da Viktor Šejman, già segretario di Stato del Consiglio di sicurezza bielorusso.

Garavskij ha indicato anche il passaggio attraverso il quale l’ordine sarebbe stato trasmesso ed eseguito: da Lukašenko e Šejman sarebbe arrivato all’ex ministro dell’Interno Jurij Sivakov e al comandante del SOBR Dmitrij Pavličenko. La disposizione, ha dichiarato, era stata impartita oralmente.

La testimonianza colloca quindi la decisione politica al vertice del potere bielorusso e attribuisce agli apparati di sicurezza il compito di realizzarla. Il riferimento riguarda le sparizioni di Zacharenko, Gončar e Krasovskij, gli oppositori sequestrati nel 1999 e al centro dell’appello esaminato in Svizzera.

Dopo avere confermato la provenienza dell’ordine, Garavskij ha però rifiutato di rispondere alle domande dell’avvocato delle persone offese e degli altri partecipanti al processo. Il suo rifiuto è intervenuto nella stessa udienza del 22 settembre, senza modificare il contenuto della dichiarazione resa sull’origine dell’ordine e sulla catena di trasmissione attraverso gli esponenti della sicurezza bielorussa.

La responsabilità al vertice e l’impunità degli esecutori

Le dichiarazioni dell’ex agente del SOBR costituiscono una conferma del fatto che gli ordini per perseguitare e eliminare gli oppositori politici in Bielorussia arrivavano direttamente dal presidente Lukašenko. La repressione non viene descritta come l’azione isolata di singoli funzionari, ma come il risultato di un sistema organizzato nel quale le forze di sicurezza sono state utilizzate per colpire l’opposizione e i critici del regime.

La vicenda dei tre scomparsi mostra inoltre come questo sistema abbia garantito l’impunità agli agenti coinvolti nell’eliminazione violenta degli avversari politici del presidente. In Bielorussia non è stata condotta un’indagine indipendente e i responsabili non sono stati portati davanti alla giustizia. L’assenza di accertamenti e di condanne ha consolidato una prassi nella quale i crimini commessi per preservare il regime non producono conseguenze giuridiche né per gli esecutori diretti né per il principale mandante politico.

Il procedimento svizzero resta dunque il luogo in cui vengono esaminate le responsabilità legate alle sparizioni del 1999, dopo l’assoluzione di Garavskij in primo grado e il successivo appello dei familiari. L’ultima udienza ha fissato la posizione da lui ribadita: l’ordine orale per eliminare gli oppositori sarebbe partito da Lukašenko e Šejman ed essere passato attraverso Sivakov e Pavličenko.

1 Comment

  1. Ma che storia incredibile! È scioccante come un governo possa operare impunemente per così tanto tempo. Quante persone devono ancora soffrire a causa di un potere così corrotto? La giustizia deve fare il suo corso, spero che le famiglie delle vittime trovino finalmente risposte e giustizia !!!

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