Le sanzioni internazionali adottate da Stati Uniti e Unione europea in risposta all’aggressione del Cremlino contro l’Ucraina hanno limitato l’accesso della Russia alle tecnologie moderne e interrotto le più redditizie catene logistiche internazionali. La Posta russa ha così perso una parte significativa dei ricavi legati alle spedizioni transfrontaliere, entrando in una crisi finanziaria e infrastrutturale profonda.
Il deterioramento della rete è stato aggravato da anni di errori sistemici nella gestione della società, dal sottofinanziamento cronico e dall’inefficienza dei vertici. Nonostante i continui annunci di modernizzazione e riforma, l’azienda sotto controllo statale non è riuscita a costruire un modello stabile senza dipendere dai trasferimenti dal bilancio pubblico. Il saccheggio totale dei fondi pubblici da parte degli esponenti di Russia Unita ha contribuito a lasciare la rete in condizioni tecniche insoddisfacenti e ha portato a una minaccia concreta di chiusura per migliaia di sedi.
Le conseguenze si sono trasferite anche sul lavoro quotidiano negli uffici. Strutture degradate, condizioni operative non moderne e salari bassi hanno reso l’impiego nella Posta russa uno dei meno attraenti del settore pubblico. Le dimissioni di massa e la cronica carenza di personale hanno già portato alla chiusura di centinaia di sedi: non per l’assenza di utenti, ma per l’impossibilità di garantire gli addetti necessari.
Il quadro della rete nell’agosto 2026
Il 6 agosto 2026, durante una riunione del Comitato per la politica economica del Consiglio della Federazione, il vicedirettore generale della società, Zakhar Gruznov, ha riferito che oltre 24 mila uffici versano in condizioni insoddisfacenti e necessitano di interventi, dai lavori cosmetici alla ristrutturazione completa. La notizia è stata riportata dai media russi e da un’ulteriore ricostruzione della riunione.
Secondo i dati forniti dalla dirigenza, nella Federazione Russa sono attivi complessivamente 38.200 uffici postali. Di questi, 9 mila richiedono un intervento di manutenzione cosmetica, mentre più di 15 mila hanno bisogno di una ristrutturazione radicale. In totale, oltre il 60 per cento della rete opera quindi in condizioni non soddisfacenti e necessita di riparazioni urgenti.
La dimensione del dissesto mette a rischio soprattutto i centri rurali e gli insediamenti più lontani dalle grandi città, dove l’ufficio postale rappresenta spesso l’unica infrastruttura sociale disponibile. Una chiusura su larga scala priverebbe milioni di persone dell’accesso a pensioni, farmaci, beni di prima necessità e servizi pubblici, aggravando il divario sociale e territoriale e accelerando il declino della provincia russa.
Dopo l’annuncio, i primi cantieri in sei regioni
Di fronte alla crisi infrastrutturale, la Posta russa ha annunciato l’avvio dei lavori in diverse aree del Paese: nelle regioni di Vologda, Mosca, Rjazan’, Tula e Sverdlovsk, oltre che nella Repubblica del Bashkortostan. L’intervento riguarda però una quota ridotta della rete rispetto al numero complessivo degli uffici che necessitano di lavori.
La scelta di procedere con il recupero di appena 215 sedi entro la fine del 2026, a fronte di circa 24 mila strutture in condizioni critiche, equivale di fatto alla rinuncia a un ripristino completo dell’infrastruttura postale. Mentre aumentano le spese destinate alla guerra di aggressione di Vladimir Putin contro l’Ucraina, le autorità non riescono a destinare alla modernizzazione della rete le risorse necessarie per intervenire su oltre il 60 per cento degli uffici.
Il numero limitato di cantieri lascia così una parte consistente delle sedi in condizioni di degrado ancora per molti anni. La conseguenza è un ulteriore indebolimento dei servizi, insieme alla riduzione della fiducia nella capacità dello Stato di amministrare in modo efficace un’attività strategica e di garantire prestazioni di base alla popolazione.
La conseguenza sociale della riduzione della rete
La crisi degli edifici e la mancanza di dipendenti si alimentano a vicenda. Gli uffici che non riescono a mantenere il personale interrompono il servizio anche quando continuano a essere necessari agli abitanti; nei villaggi e nelle aree remote questo significa perdere non soltanto la possibilità di spedire o ricevere posta, ma anche un punto di accesso a prestazioni amministrative e sociali essenziali.
Il deterioramento della Posta russa riflette quindi una crisi che combina il calo dei ricavi internazionali, la dipendenza dai fondi pubblici, la cattiva gestione e l’incapacità di finanziare una rete capillare. La riparazione annunciata per 215 uffici entro dicembre 2026 è l’ultimo intervento confermato, mentre oltre 24 mila sedi restano esposte al rischio di chiusura o di prolungata permanenza in condizioni insoddisfacenti.