Paralizzata e in attesa di suicidio assistito: “Permettete al mio medico di somministrarmi il farmaco letale”

17.06.2025 12:56
Paralizzata e in attesa di suicidio assistito: “Permettete al mio medico di somministrarmi il farmaco letale”

Il caso di Libera: un accesso urgente al suicidio assistito in discussione

Firenze, 17 giugno 2025 – La questione del fine vita approda nuovamente alla Consulta, la Corte Costituzionale italiana, per esaminare il caso di una donna completamente paralizzata che non riesce a somministrarsi da sola il farmaco letale. Libera, un nome di fantasia scelto da una 55enne toscana, vive con la sclerosi multipla e, come riportato dall’Associazione Coscioni, ha avuto accesso al suicidio assistito, ma le sue condizioni fisiche non le permettono di autogestirsi il farmaco mortale. Pertanto, ha presentato un ricorso d’urgenza al Tribunale di Firenze, chiedendo che sia il suo medico a somministrarlo. Il tribunale ha sollevato la questione di legittimità costituzionale riguardo all’articolo 579 del codice penale, che sanziona l’omicidio del consenziente. L’udienza è fissata per l’8 luglio, riporta Attuale.

Il ricorso presentato da Libera, assistita dai legali coordinati da Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’associazione Coscioni, ha portato alla luce importanti elementi. Il tribunale ha ritenuto significativa la questione di legittimità sollevata il 30 aprile scorso: gli avvocati della donna hanno chiesto di autorizzare il medico a procedere con la somministrazione del farmaco considerato idoneo dall’Azienda sanitaria, e, in subordine, di sollevare un incidente di costituzionalità rispetto al reato di omicidio del consenziente previsto dal codice penale.

Secondo il tribunale, la questione di legittimità dell’articolo 579 è “rilevante e non manifestamente infondata”. Questo in quanto non esclude la responsabilità del medico che compie, seguendo la legge 219/2017 che regola il consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento, la volontà suicidaria di un paziente per il quale sono soddisfatte le condizioni del suicidio assistito. Tale situazione potrebbe interpellare gli articoli 2, 3, 13 e 32 della Costituzione, evidenziando una potenziale incongruenza.

Libera ha rifiutato una sedazione profonda, desiderando rimanere “lucida e cosciente fino alla fine”. Attualmente sta affrontando “sofferenze insopportabili a causa di complicazioni legate alla malattia” e chiede urgentemente l’intervento della Corte costituzionale per porre fine alle proprie sofferenze, richiedendo al contempo che venga rispettata la sua privacy e quella della sua famiglia, come ha sottolineato Filomena Gallo.

Secondo Marco Cappato, segretario dell’associazione, l’ordinanza emessa dal tribunale toscano solleva una questione decisiva per il rispetto del diritto all’autodeterminazione nel contesto del fine vita. La Corte Costituzionale ha da tempo esortato il legislatore a garantire la libertà di scelta per le persone malate, un richiamo che dura ormai da otto anni.

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