Il dossier sul fine vita ha finalmente ricevuto un impulso, con il presidente del Senato Ignazio La Russa che ha concesso alle commissioni Giustizia e Sanità ulteriori venti giorni per trovare un accordo. La data prevista per l’approdo del disegno di legge nell’Aula del Senato è il 3 giugno, come stabilito dalla conferenza dei capigruppo. Questa mossa arriva dopo le pressioni del Partito Democratico e delle opposizioni, che chiedevano una rapida risoluzione del dibattito. Nonostante il progresso, resta da chiarire con quale testo si andrà in Aula, riporta Attuale.
Se la commissione non raggiungerà un compromesso, il Pd previene la possibilità di votare sul ddl Bazoli, sostenuto dalle opposizioni e già approvato dalla Camera nella passata legislatura. Tuttavia, Forza Italia etichetta tale scenario come «un’ipotesi puramente scolastica»; i rappresentanti del partito chiariscono che non intendono sostenere il testo in discussione, neppure tramite voto segreto. Questa modalità di voto viene considerata dal Pd come una possibile strategia per ottenere consensi tra i deputati, finalizzando a liberare la coscienza dei membri del partito. Per Forza Italia, il ritorno al progetto di maggioranza redatto dai relatori Pierantonio Zanettin e Ignazio Zullo sembra l’unica via praticabile.
La mossa di Forza Italia
Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia, riconosce gli sforzi recenti per rilanciare il dossier, supportata dalla famiglia Berlusconi. A seguito della conferenza dei capigruppo, Craxi ha definito l’iniziativa come «un atto di civiltà» e ha espresso il desiderio di giungere a una legge condivisa. Ha inoltre sottolineato che questa rappresenta «una vittoria di Forza Italia» e una chiara indicazione della compattezza del centrodestra.
Il tema centrale va oltre la semplice scadenza. All’interno di Forza Italia, si sta cercando un accordo sul controverso punto che ha bloccato finora le trattative con l’opposizione. Il testo Zanettin-Zullo, attualmente in discussione, non prevede un coinvolgimento completo del Servizio sanitario nazionale nelle procedure per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Le forze di opposizione, tra cui Pd, M5s e Avs, vedono questo come un’importante questione irrinunciabile, avvertendo che senza il supporto pubblico si rischia di gravare pesantemente sulle famiglie e di privatizzare l’accesso al fine vita.
In risposta, i rappresentanti di Forza Italia stanno cercando di riaprire il dialogo sul tema. Hanno affermato di rispettare le sentenze della Corte costituzionale e si concentreranno sulla redazione di una legge che aderisca a tali indicazioni. Ciò è probabilmente diretto anche a convince Fratelli d’Italia e Lega, i quali si sono mostrati cauti riguardo alla questione. Secondo fonti parlamentari, Craxi ha avuto recentemente diverse discussioni anche con il sottosegretario Alfredo Mantovano e i leader di FdI.
La decisione unanime della conferenza dei capigruppo e l’intervento di La Russa possono preludere a un’accelerazione anche da parte del governo, che è atteso a fornire il proprio parere sugli emendamenti. Gli esponenti della maggioranza fanno notare che il governo potrebbe decidere di non intervenire e permettere così il riavvio dei lavori in commissione.
Il braccio di ferro sul testo
Nonostante i recenti progressi, la situazione rimane tesa. Il Pd, pur celebrando il rilancio del dossier, manifesta scetticismo riguardo alle aperture di Forza Italia. Alfredo Bazoli commenta: «Si sono concessi dei tempi supplementari. Per noi il tempo si è esaurito». Il senatore dem sottolinea che la legge è ferma da sette mesi e che i pareri del governo non sono essenziali per procedere.
La mediazione di La Russa offre nuove opportunità per elaborare un testo condiviso, ma le opposizioni preparano il ddl Bazoli da presentare in Aula se non ci si avvicinerà a un accordo. Bazoli afferma che tale proposta «segue pedissequamente le indicazioni della Consulta» e costituisce un punto di partenza ragionevole e modificabile.
Il voto segreto
Dalla maggioranza, però, giunge già un netto rifiuto. «Il testo Bazoli per noi non va bene e non arriverà in Aula», stringono, escludendo anche l’ipotesi di un voto segreto. Per Forza Italia, si punta su una mediazione, senza però cadere nella trappola delle tattiche dem.
«Se sono davvero aperti a proporre un testo conforme ai dettami della Consulta, noi siamo disponibili a discutere», ribadisce Bazoli. Tuttavia, il senatore esprime scetticismo, affermando che «non credo che alle dichiarazioni di disponibilità seguiranno azioni concrete».