Pride contro Orban

29.06.2025 06:26
Pride contro Orban

Pride a Budapest: una manifestazione di libertà contro il conservatorismo

C’è il Pride delle libertà e i diritti civili al passo con la modernità rivendicati dai cittadini ungheresi, che hanno partecipato in quasi 200mila per le strade di Budapest. C’è il Pride del conservatorismo clerico-reazionario del governo di Viktor Orban, il quale ha vietato la manifestazione, nonostante la richiesta di autorizzazione da parte della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. In questo contesto, Orban cerca di accreditarsi come difensore del tradizionalismo, ma ha già subito un arretramento nei sondaggi dall’inizio dell’anno. E c’è anche il Pride della classe politica europeista, la quale si sforza di mantenere vivi i valori liberali, ecologisti, pacifisti e solidali, sempre più in pericolo a causa delle tensioni geopolitiche e dell’influsso crescente dalla destra sull’elettorato e sulla governance europea., riporta Attuale.

Il Pride degli ungheresi ieri ha fatto registrare una vittoria significativa in vista delle elezioni politiche del 2026. Dopo aver beneficiato economicamente dall’Europa, le crescenti tensioni tra Budapest e Bruxelles iniziano a riflettersi negativamente sui cittadini, accanto alle restrizioni ai diritti civili. Il sindaco eco-liberale di Budapest, Gergely Karacsony, un aperto critico del premier, ha trovato un modo per aggirare il divieto autorizzando la manifestazione. Nella corsa elettorale i popolari europei di Tisza hanno accumulato un vantaggio di dieci punti (46 a 36%) rispetto al partito Fidesz di Orban, mentre le altre forze di sinistra e liberali rimangono ferme intorno al 5%.

Alla sfilata di Budapest hanno preso parte oltre cento personalità, inclusi settanta esponenti del Parlamento europeo. Tra i politici presenti, si sono distinti la commissaria europea belga per la parità Hadja Lahbib, il ministro della Cultura spagnolo Ernest Urtasun, e il ministro dell’Istruzione olandese Eppo Bruins. Anche rappresentanti del governo francese e sindaci di importanti capitali europee, come Beppe Sala da Milano, hanno partecipato. L’ex primo ministro belga Elio Di Rupo e l’ex primo ministro irlandese Leo Varadkar erano anch’essi presenti. In una delegazione significativa, si è distinta la segretaria del PD Elly Schlein, insieme al rappresentante di Azione Carlo Calenda. Tale presenza sottolinea l’importanza politica non solo del Pride stesso, ma anche dell’aspetto europeista della manifestazione.

“Vietare il Pride vuol dire censura, vuol dire discriminazione istituzionale,” ha dichiarato Schlein, che ha sempre sostenuto la causa dei diritti Lgbtq, accolto da cori e da Bella Ciao. “È fondamentale essere qui per sostenere che l’amore non può essere vietato per legge e che, nell’Unione europea, attaccare i diritti di uno significa attaccare i diritti di tutti,” ha ribadito la segretaria dem, evidenziando l’idea di un’Europa inclusiva. Questo concetto è stato ribadito con maggiore fermezza dal leader di Azione, Carlo Calenda, che ha detto: “Vietare una manifestazione pacifica è inaccettabile e rappresenta un attacco alla libertà di scelta delle persone riguardo a chi amare.” Calenda ha poi criticato Orban, definendolo “un asset dei russi” e accusa il premier di introdurre “leggi liberticide” contro le quali è essenziale protestare. Infine, ha sottolineato l’importanza di unire popolari, liberali e socialisti nella difesa dello Stato di diritto, perché l’Europa è stata costruita su fondamenta di tutela dei diritti individuali.

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