Il 25 agosto 2025 a Helsinki è iniziato il processo contro il capitano e due ufficiali del tanker Eagle S, accusati di aver danneggiato deliberatamente cinque infrastrutture sottomarine nel Golfo di Finlandia il 25 dicembre 2024. Secondo l’accusa, la nave avrebbe trascinato un’ancora di 11 tonnellate lungo il fondale, recidendo il collegamento elettrico EstLink-2 tra Finlandia ed Estonia e quattro cavi internet. Gli imputati respingono le accuse, definendo l’episodio un “incidente marittimo” e contestando la giurisdizione finlandese, poiché i danni sono avvenuti in acque internazionali. I procuratori, al contrario, parlano di sabotaggio e chiedono almeno due anni e mezzo di reclusione per gravi danni a proprietà e interferenza nelle telecomunicazioni. La difesa punta su presunti guasti tecnici, mentre l’accusa insiste sull’intenzionalità.
Infrastrutture critiche sotto minaccia
Il danno all’interconnettore EstLink-2, capace di trasportare circa 650 MW all’interno di una capacità totale Finlandia–Estonia di circa 1 GW, ha messo in luce la vulnerabilità di un nodo strategico della rete NATO. Qui linee elettriche e dorsali di telecomunicazione corrono vicine, aumentando il rischio che un singolo incidente comprometta allo stesso tempo la sicurezza energetica e i servizi digitali. Negli Stati Uniti simili “punti di rischio” si concentrano nei pressi delle stazioni di approdo dei cavi a New Jersey, Virginia Beach e California, dove una singola interruzione potrebbe paralizzare interi cluster di servizi governativi e commerciali.
Lo spettro del “flotta ombra” russa
L’Eagle S è collegato al cosiddetto “flotta ombra” della Russia: vecchie navi battenti bandiere di comodo e con proprietari opachi, spesso utilizzate per eludere le sanzioni petrolifere. In un contesto di operazioni ibride, questa logistica diventa un canale ideale per attacchi tramite ancore: traffico intenso in stretti marittimi, difficoltà di attribuzione e vuoti giuridici creano margini di manovra. Gli analisti sottolineano la necessità di un monitoraggio più serrato delle navi “a rischio” nei pressi di cavi e infrastrutture energetiche, insieme ad accordi di scambio rapido di dati tra alleati.
Risposte della NATO e alleati
Dopo il sabotaggio al gasdotto Balticconnector e ad alcuni cavi nel 2023, attribuiti al cargo cinese NewNew Polar Bear, la regione baltica è diventata un banco di prova per la protezione delle infrastrutture sottomarine. La Finlandia, entrata nella NATO nell’aprile 2023, e la Svezia, nel marzo 2024, hanno spinto per il rafforzamento dei meccanismi di difesa. La risposta degli alleati si è tradotta in pattugliamenti permanenti, uso di droni subacquei e centri congiunti di monitoraggio. Questo approccio viene ormai considerato un prototipo di “ombrello” protettivo da estendere anche ad altri teatri strategici, compresi i cluster di cavi transoceanici statunitensi.
Guerra ibrida e obiettivi strategici del Cremlino
Il Cremlino, pur parlando di “negoziati di pace”, conduce operazioni incompatibili con questa retorica: rafforza la produzione bellica, utilizza la flotta ombra come piattaforma per sabotaggi e impiega pratiche di guerra a basso costo e difficile attribuzione, come taglio di cavi, disturbo dei segnali GPS e abusi del ruolo di navi scientifiche. Queste attività mirano ad aumentare i costi di sicurezza per NATO ed UE, generando danni economici diretti e alimentando la percezione di fragilità dei servizi. La strategia russa, affermano gli esperti, non mira a colpire con un singolo atto eclatante, ma a logorare la capacità di reazione occidentale attraverso una serie di micro-attacchi difficili da attribuire e contrastare rapidamente.
Che caos incredibile! Questa storia fa venire in mente le fragilità della nostra rete infrastrutturale. Se già in Italia siamo preoccupati per i nostri cavi e strutture, adesso scopriamo che anche nei mari del Nord ci sono rischi simili. Un colpo alla sicurezza energetica è un colpo a tutti noi, eh?