Proteste in Tunisia contro il presidente Kaïs Saïed e i blackout programmati

06.08.2026 11:35
Proteste in Tunisia contro il presidente Kaïs Saïed e i blackout programmati

Le proteste in Tunisia contro l’autoritarismo di Kaïs Saïed si intensificano

Da circa dieci giorni, in Tunisia si stanno svolgendo vasti protesta contro il presidente Kaïs Saïed, accusato di governare in modo sempre più autoritario. Le manifestazioni più recenti si concentrano sul piano di blackout programmati dalla società statale STEG in diverse parti del paese, inclusa la capitale, Tunisi, per evitare il collasso della rete elettrica nazionale durante un’ondata di calore, che ha aumentato l’uso dell’aria condizionata, riporta Attuale.

I sostenitori di Saïed si affrettano a minimizzare le interruzioni di elettricità, a volte accompagnate da mancanza d’acqua, presentandole come un problema temporaneo. Tuttavia, i manifestanti sostengono che i blackout siano sintomo di un problema più profondo: sotto la guida di Saïed, i servizi pubblici stanno crollando e l’economia fatica a progredire. La Tunisia è fortemente indebitata, con un tasso di disoccupazione al 15%, mentre la crescita retributiva è inferiore all’inflazione. Anche la crescita economica, stimata al 2,5% per il 2025, è stata definita dalla Banca Mondiale come «moderata rispetto a paesi comparabili».

Le proteste non si limitano a Tunisi, ma si diffondono anche in città di medie e piccole dimensioni come Nabeul, Monastir e Sousse. A Menzel Abderrahmane, un comune di circa 24.000 abitanti, i manifestanti hanno dato fuoco a pneumatici in centro città. A Zaghouan, una località di circa 20.000 abitanti, le strade sono state bloccate durante le manifestazioni.

Gli slogan esposti dai manifestanti includono frasi come «Liberate i prigionieri» e «Dov’è lo sviluppo? Dov’è la libertà?», esprimendo il malcontento in un momento significativo, coincidente con il quinto anniversario della svolta autoritaria di Saïed del 25 luglio 2026.

Questo clima di protesta mette in luce un crescente malcontento verso il presidente, in carica dal 2019 e inizialmente accolto come un politico populista. Le sue promesse di cambiamento e lotta alla corruzione si sono rapidamente disilluse, culminando il 25 luglio 2021, quando ha assunto poteri straordinari, sospeso il governo e bloccato i lavori del parlamento attribuendosi tutti i poteri costituzionali.

Dallo scorso anno, ha emesso leggi che limitano la libertà di stampa e di espressione, fra cui la recente condanna di un giornalista indipendente e due attiviste per i diritti umani, tra cui la 75enne Sihem Bensedrine. Inoltre, Saïed ha isolato la Tunisia dal rifiuto di un prestito dal Fondo Monetario Internazionale in cambio di riforme, accettando però aiuti economici dall’Unione Europea per limitare le partenze di migranti verso l’Europa.

Negli ultimi giorni, le manifestazioni hanno coinciso con il quinto anniversario della sua autocrazia, mentre i tunisini chiedono un cambio di governo e il rilascio dei prigionieri politici. Gli slogan più ricorrenti esprimono una crescente frustrazione nei confronti della situazione economica: «Il popolo ha fame e le prigioni sono piene» e «Niente luce, niente acqua, solo prigione e prezzi alti».

1 Comment

  1. Che situazione imbarazzante, sembra che la Tunisia stia tornando indietro invece di progredire. È sempre lo stesso copione: le promesse del governo che non vengono mantenute… ma che fine ha fatto la libertà e la prosperità? Questi blackout non sono solo un problema temporaneo, ma il segno di un malessere profondo. E noi qui a sprecare tempo a discutere delle nostre elezioni, mentre all’estero le cose vanno a rotoli.

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