Putin intensifica le misure di sicurezza a causa della paura di un colpo di stato
Negli ultimi mesi, il presidente russo Vladimir Putin ha implementato severe misure di sicurezza attorno a sé, poiché teme di essere ucciso o deposto tramite un colpo di stato, riporta Attuale. Secondo un rapporto di un’agenzia di intelligence europea, Putin ha ordinato l’installazione di sistemi di sorveglianza presso le residenze dei suoi collaboratori più stretti, come cuochi, fotografi e guardie del corpo. A questi ultimi è vietato utilizzare mezzi pubblici o cellulari con accesso a Internet quando sono in sua presenza.
Il presidente ha anche ridotto il numero di eventi pubblici a cui partecipa, utilizzando frequentemente foto d’archivio per evitare di creare un vuoto visivo e prevenire speculazioni. Tuttavia, non è totalmente assente dalla vista pubblica; due settimane fa ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi per discutere trattative sulla fine della guerra in Medio Oriente. Anche se è frequentemente in un bunker di sicurezza nella regione meridionale di Krasnodar, oltre mille chilometri a sud di Mosca, partecipa a numerosi incontri da remoto ed evita viaggi nelle sue residenze ufficiali più esposte, che rimangono comunque fortemente protette.
Queste nuove misure di sicurezza sono state attuate a seguito dell’uccisione a Mosca del generale Fanil Sarvarov, avvenuta nel dicembre 2025. Questo omicidio, mai rivendicato ma probabilmente attribuibile ai servizi segreti ucraini (SBU), aveva già sollevato preoccupazioni riguardo alla sicurezza dei vertici militari russi. L’episodio ha generato tensioni tra i servizi segreti interni russi e i vertici dell’esercito, con quest’ultimi che accusavano l’intelligence di non aver fatto abbastanza per proteggere Sarvarov e altri generali. Di conseguenza, Putin ha deciso di estendere le misure di sicurezza a sé stesso e a dieci alti ufficiali militari.
Fonti di intelligence, riportate dal Financial Times, rivelano che due eventi in particolare hanno contribuito ad aumentare il senso di insicurezza di Putin nell’ultimo anno: il massiccio attacco dell’esercito ucraino contro diverse basi aeree in territorio russo, avvenuto a giugno, e la rapida cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti all’inizio di quest’anno.
Il rapporto non specifica chiaramente quali siano i timori di Putin riguardo a possibili assassini o sostituzioni, ma menziona una paura generale di “attacchi con droni e tentativi di omicidio da parte di membri dell’élite politica russa”. Mercoledì scorso, il governo russo ha comunicato di aver deciso di non far sfilare sistemi missilistici e veicoli corazzati alla tradizionale parata del 9 maggio, che segna la vittoria dell’Unione Sovietica nella Seconda guerra mondiale e che di solito rappresenta un’importante manifestazione del potere militare del regime di Putin. Questa decisione è vista come un ulteriore segno del timore di attacchi ucraini.
La spinta di Putin per una maggiore protezione riflette una crescente paranoia riguardo alla sua sicurezza, atteggiamento già emerso durante la pandemia di Covid-19, quando continuava a tenere incontri virtuali mentre il resto del mondo tornava alla normalità. Analisti sostengono che l’invasione dell’Ucraina sia stata in parte il risultato di un isolamento progressivo che ha portato Putin a fare affidamento su un’élite ristretta di consiglieri militarizzati e nazionalisti. Tra questi vi è l’ex ministro della Difesa Sergei Shoigu, una figura centrale nel cerchio ristretto di Putin, che, secondo il rapporto dell’intelligence europea, potrebbe essere associata ai rischi di un colpo di stato.