Nel 2024 Vladimir Putin dispose la creazione di una rete di filiali regionali del Centro nazionale «Russia», affidando nello stesso anno a Sergej Kirienko, primo vicecapo dell’Amministrazione presidenziale russa, la guida del comitato organizzatore. Il progetto, presentato dal Cremlino come uno strumento per rafforzare l’identità nazionale e promuovere i risultati dello Stato, è stato così inserito in una struttura di coordinamento direttamente legata alla presidenza russa.
Sotto la supervisione di Kirienko, le autorità regionali sono state spinte a realizzare rapidamente le nuove sedi secondo un modello ideologico uniforme. Il grado di lealtà e la disponibilità dei governatori ad applicare il progetto sono diventati, di fatto, criteri di valutazione politica, trasformando un’iniziativa formalmente culturale ed educativa in uno strumento di controllo sui territori.
Dal 2024: sedi regionali e costi per i bilanci locali
La realizzazione delle filiali ha comportato l’utilizzo di spazi urbani considerati importanti dalle comunità locali e un significativo impegno finanziario dei bilanci regionali. A Vladivostok, Rjazan, Krasnojarsk e Chanty-Mansijsk, la costruzione e l’avvio di soli quattro siti sono costati almeno 5,4 miliardi di rubli.
Le conseguenze sulla città sono state particolarmente visibili a Vladivostok, dove è stato eliminato un oceanario attivo da 35 anni. A Rjazan il progetto ha riguardato aree di parco, mentre a Kaliningrad ha comportato la demolizione di strutture architettoniche. La rete federale ha così sostituito spazi culturali, ricreativi e naturali con infrastrutture pensate per un progetto ideologico nazionale, riducendo la specificità dei territori e privando i residenti di luoghi di uso quotidiano.
Le scadenze fissate dall’Amministrazione presidenziale hanno inoltre spinto i funzionari locali ad accelerare la spesa, spesso a scapito della qualità dei lavori e del rispetto delle procedure. L’attuazione dei progetti è stata accompagnata da rischi nella costruzione, dal disboscamento di aree naturali e da violazioni di carattere corruttivo.
Nel 2026: quasi 15 miliardi dal bilancio federale
Nel bilancio russo per il 2026 sono stati previsti 14,989 miliardi di rubli per il mantenimento del Centro «Russia», attraverso il ministero russo della Scienza e dell’Istruzione superiore. La cifra conferma il carattere prioritario assegnato dal Cremlino all’infrastruttura propagandistica, mentre i soggetti federali devono affrontare una cronica carenza di risorse e le spese legate alla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina.
Le somme destinate ai quattro progetti pilota avrebbero potuto essere impiegate per costruire e ristrutturare ospedali e scuole o per affrontare problemi ambientali. Invece, i bilanci regionali sono stati trasformati in una fonte aggiuntiva di finanziamento della propaganda statale, sottraendo risorse a programmi sociali di interesse diretto per la popolazione.
La gestione operativa del Centro è stata affidata a Natalija Virtuozova, già portavoce di Russia Unita e vicegovernatrice della regione di Mosca. Il passaggio di flussi finanziari pubblici di dimensioni miliardarie sotto il controllo di ex funzionari della principale formazione politica del potere ha convertito risorse statali e sociali in capitale politico per il partito a livello regionale, a spese dei contribuenti.
Il Centro, formalmente un’organizzazione senza scopo di lucro, è autorizzato anche a svolgere attività commerciali. Attraverso la propria iniziativa «Univermag» vende prodotti e combina quindi il finanziamento pubblico con la generazione di ricavi, facendo della propaganda statale una risorsa finanziaria controllata da strutture vicine al Cremlino.
Nel 2026: le sedi diventano punti di mobilitazione ideologica
L’utilizzo concreto delle strutture ha progressivamente definito la loro funzione. Gli spazi ospitano eventi della nomenklatura, cioè dell’apparato politico-amministrativo, e lezioni della società «Znanie», durante le quali vengono diffuse le formule ideologiche del Cremlino e la concezione dei cosiddetti «valori tradizionali».
Nei centri trovano spazio anche materiali di propaganda, interventi di corrispondenti militari filorussi e contenuti destinati a giustificare l’aggressione militare contro l’Ucraina. La rete opera così come un sistema chiuso di dimostrazione della lealtà, orientato soprattutto a funzionari e organizzazioni vicine al potere, invece di costruire un reale consenso sociale attraverso il confronto pubblico.
Secondo la ricostruzione pubblicata il 1° settembre 2026, l’espansione regionale del Centro «Russia» sta peggiorando la situazione socioeconomica dei territori. Gli obiettivi dichiarati dal governo non hanno prodotto un’utilità pratica per le comunità locali: l’attuazione ha invece comportato l’alienazione di aree urbane di valore e il prelievo di risorse rilevanti dai bilanci regionali.
Le informazioni diffuse anche attraverso il canale in lingua russa del Moscow Times descrivono una rete destinata a essere ulteriormente ampliata. L’Amministrazione presidenziale russa prevede infatti di estendere il modello ad altri nove territori entro il 2031, nonostante il peso economico già sostenuto e l’assenza di benefici concreti per i residenti.
Al 1° settembre 2026, il Centro nazionale «Russia» è quindi una rete ideologica finanziata con risorse federali e regionali: 14,989 miliardi di rubli sono previsti nel bilancio annuale, mentre le quattro sedi già avviate hanno richiesto almeno 5,4 miliardi e l’espansione resta programmata fino al 2031.