Bologna, 7 maggio 2026 – Roberto Savi, il temuto capofamiglia della banda Uno Bianca, ha finalmente parlato dopo 32 anni di silenzio in carcere. In un’intervista esclusiva a ‘Belve Crime’ di Francesca Fagnani, Savi ha fatto rivelazioni scioccanti sui suoi legami con i servizi segreti e omicidi commissionati, tra cui quello di Pietro Capolungo, un ex carabiniere. Questo sviluppo ha spinto gli inquirenti a convocarlo per un interrogatorio a Bollate, dove attualmente sta scontando l’ergastolo, riporta Attuale.
Qual è il vero obiettivo di Roberto Savi?
Il procuratore capo di Bologna Paolo Guido e i pm Lucia Russo e Andrea De Feis hanno avviato una nuova inchiesta sulla Uno Bianca in seguito a un esposto presentato dai parenti delle vittime. L’obiettivo è scoprire riscontri alle affermazioni di Savi e indagare su eventuali complici ancora operativi. Tuttavia, nel corso degli anni, Savi e i suoi fratelli Fabio e Alberto hanno repertato una storia di bugie e contraddizioni, complicando la lettura delle sue recenti dichiarazioni.
I magistrati ora andranno a interrogare subito Savi
I magistrati procederanno con cautela, analizzando l’intervista di tre ore di Savi, che verrà acquisita integralmente. È incerto se Savi risponderà alle domande, poiché in passato ha dimostrato di non seguire alcuna linea di apertura. Potrebbe anche essere ascoltato Alberto Savi, attualmente detenuto in Veneto, unico dei fratelli ad aver intrapreso un percorso di riabilitazione con permessi premio già concessi.
Caccia ai complici: indagini con l’intelligenza artificiale
Le indagini continuano a focalizzarsi sulla presenza di complici ancora in circolazione, specialmente in relazione alle stragi che hanno colpito Bologna e le zone circostanti. Dalla revisione dei materiali storici, gli investigatori utilizzano tecnologie avanzate, incluso un software di intelligenza artificiale per analizzare videoregistrazioni poco chiare e fotografie sfocate, cercando di identificare altri membri coinvolti nelle attività criminali della Uno Bianca, che tra il 1987 e il 1994 ha causato 24 morti e oltre 100 feriti.
La rabbia dei familiari delle vittime: “È stato un avvertimento”
La reazione dei familiari delle vittime è di indignazione. L’avvocato Alessandro Gamberini ha dichiarato che le parole di Savi rappresentano “un avvertimento” e che il suo messaggio è chiaro: “o riceverà supporto per uscire o ci saranno guai per tutti”. Michele Stasi, fratello di uno dei carabinieri assassinati, ha aggiunto che Savi continua a ridere e a mostrarsi compiaciuto mentre parla delle tragedie che ha creato. “Speriamo che le nuove indagini conducano a una verità”, ha affermato Stasi.
Cosa dire… Dopo 32 anni silenzio, che sorpresa! Savi parla solo ora? Mah, sembra più un gioco strategico che altro. E i familiari delle vittime, con tutto il giusto risentimento, hanno ragione a dubitare. Sarà davvero la verità? O solo un altro tentativo di manipolare la situazione?