Russia vicina al collasso finanziario, cresce il rischio di default

26.08.2025 11:30
Russia vicina al collasso finanziario, cresce il rischio di default
Russia vicina al collasso finanziario, cresce il rischio di default

La situazione economica della Russia di Vladimir Putin si sta deteriorando rapidamente. Il settore bancario è sull’orlo del crollo, mentre le entrate statali non riescono più a sostenere la macchina bellica. Secondo il professor Henrik Müller, docente di giornalismo economico all’Università tecnica di Dortmund, in una sua analisi pubblicata su Der Spiegel, Mosca si trova ormai in condizioni assimilabili a quelle di uno Stato in bancarotta. Nonostante ciò, il presidente americano Donald Trump appare esitante a inasprire ulteriormente le sanzioni, come aveva promesso poche settimane fa, preferendo esercitare pressioni su Kiev e sui partner europei affinché concedano aperture diplomatiche al Cremlino.

Finanze pubbliche sotto pressione e banche a rischio collasso

Dopo tre anni e mezzo di guerra su larga scala contro l’Ucraina, l’economia russa si regge su basi sempre più fragili. L’inflazione resta elevata, i tassi di interesse hanno raggiunto livelli a due cifre e la bilancia commerciale è segnata dal calo dei proventi energetici. Le banche, costrette a finanziare l’industria bellica con prestiti a basso interesse, si trovano oggi a fronteggiare una grave crisi di liquidità. Molte imprese della difesa rischiano l’insolvenza, mentre gli istituti di credito devono pagare interessi altissimi ai risparmiatori a causa della politica restrittiva della Banca centrale. Parallelamente, il fondo sovrano, concepito come pilastro di stabilità, si sta rapidamente prosciugando: secondo la Banca centrale finlandese, le riserve disponibili potrebbero esaurirsi entro fine anno.

Il mito della resilienza economica smascherato

La narrazione di Mosca sulla propria “resistenza economica” si rivela un’illusione. Dopo un primo periodo in cui l’impatto delle sanzioni appariva attenuato dalle esportazioni verso Cina e India e dal ricorso a una “flotta ombra” di petroliere, la realtà si è imposta: l’inflazione è tornata a crescere, la produzione cala e i bilanci pubblici sprofondano in un deficit senza precedenti. Il raccolto agricolo più scarso degli ultimi 17 anni ha aggravato la crisi, mostrando la debolezza strutturale di un’economia sempre più militarizzata. Le prospettive demografiche peggiorano ulteriormente il quadro, con due milioni di lavoratori in meno dall’inizio della guerra e un’emigrazione crescente tra i giovani.

Rischi politici e incognite sul dopo Putin

Gli scenari futuri restano incerti. Una crisi economica profonda potrebbe travolgere il sistema di potere di Putin, ma non è chiaro chi potrebbe sostituirlo. Alcuni osservatori ipotizzano l’ascesa di una leadership tecnocratica pronta a interrompere la guerra e a cercare il sostegno occidentale per ricostruire il Paese. Altri temono invece un vuoto di potere che aprirebbe la strada al caos, alla lotta interna e persino a conflitti armati entro i confini di uno Stato che possiede il più vasto arsenale nucleare del pianeta. In questo contesto, la scelta di Washington di attenuare la pressione su Mosca alimenta interrogativi sulla razionalità delle decisioni politiche americane e sull’impatto che potrebbero avere sul futuro equilibrio di potere in Europa.

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