Rutte sottolinea l’importanza di un sostegno continuo all’Ucraina mentre l’Italia frena su un fondo per armi
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha esortato a mantenere attivo il supporto militare all’Ucraina, attribuendo agli Stati Uniti, sotto la guida di Donald Trump, il merito di aver sollevato il processo di pace. Durante un incontro con i ministri degli Esteri dell’Alleanza, Rutte ha dichiarato: «Le armi continuano a giungere in Ucraina… e le sanzioni economiche imposte alla Russia continuano a mordere», riporta Attuale.
Le tensioni restano elevate, con la Russia che ha espresso apertamente la sua disponibilità alla guerra. Martedì scorso, Putin ha affermato: «Noi non vogliamo la guerra con l’Europa; ma se l’Europa vuole la guerra con la Russia, allora si sappia che noi siamo pronti, anche subito». Rutte ha risposto che la presenza della Nato è permanente e che continuerà a garantire supporto affinché l’Ucraina possa soddisfare le proprie necessità future. Ha anche sottolineato che le forze russe subiscono una significativa perdita di soldati, con circa 20.000 unità al mese.
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha richiesto un urgente invio di armi per sostenere la resistenza del suo paese durante l’inverno, mentre i colloqui con Putin sembrano stagnare. Rutte ha notato come il sostegno degli Stati Uniti agli ucraini sia diventato un affare di grande rilevanza per l’industria statunitense, affermando che «non regaliamo più niente, chi vuole le nostre armi ce le deve comprare».
Per gestire le forniture militari, Rutte ha collaborato con Trump nell’istituzione della lista di requisiti prioritaria per l’Ucraina (Purl), un fondo destinato ad aiutare i Paesi della Nato a finanziare l’acquisto di armamenti USA per l’Ucraina. Finora, 16 nazioni hanno contribuito con un totale di 4 miliardi di dollari. L’obiettivo è raggiungere 5 miliardi entro la fine dell’anno e 12 miliardi nel 2026.
Tuttavia, l’Italia si trova in una situazione ambivalente. Inizialmente, il governo di Giorgia Meloni aveva previsto di contribuire con circa 140 milioni di dollari, ma il progetto è attualmente in stallo. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha recentemente dichiarato a Bruxelles: «È prematuro parlarne ora». Inoltre, ha confermato che l’Italia ha autorizzato il dodicesimo pacchetto di aiuti, ma deve valutare le modalità di intervento futuro.
La posizione dell’Italia suscita preoccupazione tra gli alleati, dato che la maggior parte dei Paesi ha già contribuito significativamente, come dimostrano i 750 milioni della Germania e i 500 milioni di Canada e Paesi Bassi. Tajani ha implicato che l’assegnazione di risorse per l’acquisto di armi più avanzate, come i missili Patriot, è una questione successiva. La crescente insoddisfazione tra i partner è evidente, come ha fatto notare Rutte, sottolineando l’importanza di una distribuzione equa degli oneri.
Con la pressione che aumenta e le scadenze che si avvicinano, l’Italia potrebbe dover affrontare sfide significative nella sua strategia geopolitica riguardante il sostegno all’Ucraina. Finché Paesi come il Regno Unito preferiscono rifornire direttamente Kiev e la Francia si oppone a un trasferimento delle risorse europee agli Stati Uniti, Milano rischia di rimanere isolata in questo delicato contesto globale.