La Lega di Salvini affronta tensioni interne mentre si prepara per le elezioni in Veneto
“Altro che resa dei conti…”. Le dichiarazioni del leader Matteo Salvini contrastano con il malumore espresso dagli amministratori del Nord, durante il Consiglio nazionale della Lega di ieri. Questo incontro ha messo in luce la divergenza tra l’impianto nazional-sovranista sostenuto da Salvini e il pragmatismo euro-federalista caratteristico dei dirigenti locali settentrionali. In vista delle elezioni in Veneto, è stata enfatizzata l’unità necessaria, come dimostrato dall’ovazione ricevuta dal governatore uscente Luca Zaia e dal suo successore Alberto Stefani. Questo sostegno rappresenta anche un endorsement al modello federalista di ispirazione bavarese, in contrasto con il radicalismo sovranista promesso dall’asse Salvini-Vannacci, riporta Attuale.
Per Salvini, le uniche questioni di rilevanza sono quelle legate alla manovra finanziaria, esposte durante una comunicazione dal ministro dell’economia Roberto Giorgetti, che ha avvertito di diffidare da indiscrezioni di stampa. Oltre all’obiettivo di riaffermarsi come primo partito in Veneto, la Lega intende mobilitarsi contro l’immigrazione clandestina e sostenere il coinvolgimento delle banche nella manovra, temi che suscitano controversie, soprattutto con i moderati di Forza Italia.
Salvini ha aperto sui problemi elettorali nelle Regionali: “Tutti noi abbiamo sbagliato qualcosa? Sì, io in primis”. Tuttavia, il trasferimento della responsabilità sulla dirigenza collettiva non sembra convincere il partito, dove persistono malcontenti, in particolare riguardo ai risultati del generale Vannacci. Le sue proposte nazional-sovraniste non hanno avuto successo in Toscana e sono poco apprezzate dalla tradizione liberal-democristiana del partito. Salvini ha quindi ridimensionato i ‘team’ di Vannacci a semplice “associazioni culturali, che non possono essere soggetti politici”, anche se quest’ultimo mira a raggiungere 200 sostenitori entro la fine dell’anno.
Il consiglio federale di ieri ha quindi certificato una divaricazione di prospettiva destinata a influenzare la vita politica della Lega fino alle prossime elezioni politiche del 2027. In questo contesto, tutti prevedono un possibile showdown congressuale per la successione alla guida del partito. Non sono attese polemiche né toni accesi, specialmente dai governatori del Nord come Zaia, Massimiliano Fedriga (assente perché negli Stati Uniti) e Attilio Fontana, i quali, pur insoddisfatti della gestione attuale, si concentrano sulla riconquista del Veneto e sulla preservazione del governo della Lombardia dalla premier. Anche i parlamentari, capeggiati da Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, esprimono preoccupazione per il rischio che una Lega senza il Nord comprometta il radicamento sociale del partito.
Nel frattempo, la Lega è chiamata a unirsi per contrastare la riforma della legge elettorale sostenuta da Fratelli d’Italia, un cambiamento che sembra favorevole anche al PD, mirato a eliminare i collegi per favorire il vincolo di coalizione e il premio di maggioranza su base nazionale.
Mha, Salvini e i suoi disaccordi interni sono la norma ormai… Sembra che tutti abbiano paura di perder l’appoggio degli elettori, ma invece di unirsi, si scannano tra loro. E alla fine, chi ci rimette siamo noi cittadini. Che disastro!