In Spagna, la crisi politica si stava profilando all’orizzonte, ma le dimissioni di Santos Cerdán, il numero tre del Psoe, a seguito di un scandalo sugli appalti, non sembrano modificare gli attuali equilibri. Il premier socialista Pedro Sánchez ha manifestato il suo rammarico davanti ai cittadini, affermando che «non avremmo mai dovuto fidarci di lui», e ha richiesto ufficialmente le dimissioni da segretario di organizzazione, oltre alla rinuncia al mandato di deputato, riporta Attuale.
Durante una conferenza stampa tenuta presso la sede del Psoe in calle Ferraz, il premier ha escluso la possibilità di fratture all’interno del governo o di elezioni anticipate, dichiarando: «Non ci saranno elezioni prima del 2027», aggiungendo che questa situazione non riguarda solo lui, il partito socialista o i deputati del Psoe, ma è connessa a un progetto politico benefico per il Paese.
Sánchez ha anche annunciato l’avvio di una revisione contabile esterna dei conti del partito e una riorganizzazione del Comitato esecutivo federale. Cerdán, ex deputato e segretario di organizzazione, è accusato di aver gestito oltre 620 mila euro di tangenti e di aver compiuto irregolarità nelle primarie del 2014, che hanno visto la vittoria di Sánchez stesso.
Le irregolarità sono emerse da un report dell’Unità operativa centrale della Guardia Civile. Si sostiene che l’ex deputato abbia «gestito» una serie di appalti pubblici versati dalla società Acciona al suo predecessore, José Luis Abalos, che era allora ministro dei Trasporti, e all’ex consigliere Koldo Garcia. Cerdán è diventato segretario di organizzazione dopo il termine del mandato di Abalos, attualmente coinvolto in un’inchiesta di corruzione, riporta El País.
Secondo le accuse, Cerdán avrebbe avuto un ruolo attivo nella gestione dei fondi, con Koldo García che richiedeva il pagamento sia a favore di Ábalos che per il suo tornaconto personale. L’ex numero tre del Psoe non solo sarebbe stato a conoscenza dei pagamenti, ma avrebbe anche agito come mediatore. Cerdán si è dichiarato innocente, e il 25 giugno comparirà in tribunale.
Nel frattempo, l’opposizione sta valutando le prossime mosse. Alberto Núñez Feijóo, leader del Partido Popular, ha descritto la situation come «estremamente grave», escludendo comunque la possibilità di un voto di sfiducia. Nonostante l’appello del presidente di Vox, Santiago Abascal, affinché i popolari presentassero una mozione, Feijóo rimane cauto: «Non abbiamo fretta, né improvvisazione».