La rivolta dei giovani contro il sistema scolastico
“Penso che stia nascendo una piccola rivoluzione”. Se a dirlo è lei, non si tratta solo di un fremito di chi spera, né del terrore di chi teme il cambiamento. Le scosse iniziano dal basso. Con Maddalena Bianchi, che insieme al collega Gianmaria Favaretto ha rifiutato l’orale alla maturità, denunciando il sistema di valutazione, siamo a due. Due diciannovenni, veneti per coincidenza o prossimità di idee. Lui è di Padova, lei di Belluno. Non armati di sfrontatezza, ma di un ragionamento ponderato: il sistema scolastico attuale non funziona. Rifiutare la prova dinanzi alla commissione è un’accusa a un ambiente caratterizzato dalla competizione, poco attento al benessere emotivo degli studenti e eccessivamente focalizzato sui voti. Questa presa di posizione non è priva di rischi: perché non si sa mai quale sarà la risposta dall’altra parte e, in ogni caso, un voto basso rappresenta un ostacolo per le prove future, riporta Attuale.
Da decenni, anche gli adulti lamentano: così non va. La storia dell’esame di maturità, un rito di iniziazione che traumatizza esclusivamente gli studenti italiani, è segnata da tentativi di riforma e ripensamenti. L’ultima proposta, presentata ieri dal ministro Giuseppe Valditara, è un chiaro avvertimento: “Con la prossima riforma della maturità, comportamenti simili non saranno più tollerati. Se un ragazzo non si presenta all’orale o decide di non rispondere alle domande dei docenti per boicottare l’esame, dovrà ripetere l’anno”. Cristiano Corsini, professore ordinario di Pedagogia sperimentale all’Università Roma Tre, ha scritto un libro intitolato “La fabbrica dei voti”, evidenziando l’esigenza di una scuola che non faccia paura, ma che favorisca il benessere degli studenti. Non solo Maddalena e Gianmaria si sentono in questo modo: “So di altri che avrebbero fatto la stessa cosa se avessero ottenuto un punteggio accettabile negli scritti”. Corsini assolve tutti: “Trovo imbarazzante l’astio con cui vengono considerati. Si sente dire: non hanno rispettato le regole. In realtà, le hanno rispettate. Quello che sorprende è che hanno analizzato il sistema e hanno compreso quanto sia ridicolo, assumendosi la responsabilità di esporsi. Questi giovani adulti ci mostrano un malessere che merita attenzione. Se lasciamo cadere tutto, sarà un’occasione sprecata”. Ma il ministro sembra dire no, come se percepisse una forma di invidia dagli adulti: “Perché, ribellandosi, hanno fatto ciò che molti adulti avrebbero voluto fare con la stessa lucidità, senza però trovare il coraggio”.
Ci sono applausi per l’attacco contro il sistema di valutazione: “Dicono: scusate, avete establecido un sistema finalizzato all’erogazione dei voti, il voto me lo avete dato e io me ne vado. Cosa potresti dire loro? Hanno compreso tutto. E noi stiamo qui a difendere un guscio vuoto perché ci vediamo dentro cose che probabilmente non ci sono mai state”. Lo scrittore-professore Enrico Galiano sostiene da tempo e sempre con fermezza l’inutilità dei voti: “Sono come le operazioni chirurgiche prima di Pasteur, un bisturi che, con l’intento di curare, aggrava la malattia. Anche nel compito più scandaloso c’è del ragionamento; invece, la logica numerica è fallace. Il voto è efficace ma incapace di comunicare”. Maddalena Bianchi ha riconosciuto la validità della formazione sotto il profilo didattico, aggiungendo però che la scuola ha del tutto ignorato l’attenzione alla persona: “Non c’è mai stata la volontà di scoprire la vera me da parte degli insegnanti”. Il clima che si respira è quello della competizione: “Tutti vogliono essere i migliori e anche i professori ti incitano in quella direzione. Così, spesso, un voto negativo diventa una bocciatura difficile da accettare”. Alcuni sostengono che un quattro prepari alla vita, anticipando sensi di colpa e frustrazioni ben più gravi. La proposta, quindi, sarebbe quella di ripensare la valutazione come un’indicazione che orienta, non come un giudizio che chiude, una scelta che cura. Parlare di rivoluzione è poco: l’intero sistema scolastico va ripensato. Per Gianmaria, Maddalena e tutti coloro che troveranno il coraggio di chiedere un cambiamento.