Scisma lefebvriano: quattro vescovi ordinati senza mandato pontificio in Svizzera

02.07.2026 02:15
Scisma lefebvriano: quattro vescovi ordinati senza mandato pontificio in Svizzera

Scisma dei lefebvriani: quattro nuovi vescovi ordinati senza mandato pontificio

Roma – I lefebvriani hanno consumato uno scisma pur di sfidare Papa Leone XIV, ordinando ieri quattro vescovi senza il mandato pontificio nel seminario tradizionalista di Ecône, in Svizzera, nonostante il Santo Padre avesse esplicitamente chiesto di desistere da questo intento, riporta Attuale. Secondo il diritto canonico, chi non riconosce l’autorità del Sommo Pontefice è automaticamente scomunicato.

Quest’atto di ribellione coinvolge non solo i nuovi vescovi, ma anche la Fraternità San Pio X e i circa 20mila partecipanti alla funzione, tra cui esponenti dell’estrema destra italiana, membri di Forza Nuova e del nuovo movimento Futuro Nazionale, fondato da Roberto Vannacci.

Di conseguenza, le autorità vaticane si trovano di fronte a una nuova sfida, con il Dicastero per la Dottrina della fede che ha iniziato a esaminare la situazione. Il cardinale Victor Manuel Fernández era stato incaricato di mediare e prevenire atti di divisione, ma gli sforzi sono risultati vani di fronte alla determinazione dei lefebvriani.

Don Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità San Pio X, ha dichiarato che eventuali pene contro questo atto non hanno valore. Inoltre, i quattro vescovi hanno mentito nel confermare di avere un mandato apostolico, il che complica ulteriormente la loro posizione all’interno della Chiesa cattolica.

Questo scisma si verifica in un contesto in cui la Chiesa sta affrontando nuove pressioni, non solo interne ma anche esterne, come evidenziato dalle critiche alla posizione del Papa sui migranti, ritenuta “problemática” dal vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance. Le posizioni di Prevost, stratega vaticano, si scontrano con le critiche provenienti dall’amministrazione americana, un conflitto che riporta alla luce le questioni di uguaglianza e accoglienza che caratterizzano il dibattito contemporaneo.

La gestione della crisi richiederà abilità diplomatica per rispondere alle esigenze di una Chiesa sempre più divisa e alle aspettative di una società che si aspetta una posizione umana, indipendentemente dalle questioni religiose. Prevost continua a sostenere i più vulnerabili, dimostrando la necessità di mantenere una voce di compassione e umanità in tempi di tensione e divisività.

In conclusione, quanto accaduto a Ecône evidenzia le sfide drammatiche che la Chiesa cattolica deve affrontare, mentre tenta di mantenere l’unità di fronte a fratture sempre più profonde, sia interne che esterne.

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