Iran: tensioni interne minacciano l’accordo con gli Stati Uniti
Un tentativo di sabotaggio degli accordi tra Iran e Stati Uniti è in atto, con figure di spicco come il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, il presidente riformista Masoud Pezeshkian e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf che si mobilitano per salvare l’intesa. Dall’altra parte, il fronte degli ultrà di Saeed Jalili, diplomatico ultraconservatore, si oppone a ogni compromesso, riporta Attuale.
La situazione si complica: Araghchi, dopo mesi di conflitto, ha chiesto ai media di astenersi da indiscrezioni che potrebbero compromettere i delicati negoziati. Questo appello è giunto dopo che l’agenzia semi-ufficiale Mehr, vicina all’estrema destra, ha diffuso il contenuto di un presunto accordo, con promesse di revoca delle sanzioni interpretate come una capitolazione del regime iraniano.
In precedenza, Pezeshkian aveva criticato la televisione di Stato Irib per aver propagato paure e disinformazione, accusando la rete di presentare ogni compromesso come una resa nei confronti di Donald Trump. Lamentando una campagna di disinformazione contro la linea negoziale, ha evidenziato che molti programmi televisivi sembrano diventati piattaforme per i sostenitori di Jalili.
Questo scenario non è nuovo: il fronte conservatore ha già tentato di ostacolare prima i negoziati di Ghalibaf in Pakistan. Attualmente, figure come Mahmoud Naboyan del partito Paydari definiscono l’ultima bozza di accordo come «puro danno», sostenendo che le sanzioni più severe resteranno in vigore e quanto proposto da Teheran non soddisfa le aspettative.
In questo contesto, Hamid Rasaei, ex deputato conservatore, ha criticato la segretezza dei negoziati, affermando che un accordo così vago non può essere considerato un successo. I sostenitori di Jalili continuano a evocare scenari estremi contro qualsiasi concessione, sostenendo che i negoziati da soli sono inaccettabili.
Ora, Araghchi, Pezeshkian e Ghalibaf affrontano un duplice compito: convincere Trump della volontà di Teheran di rispettare gli impegni e dimostrare in patria di non aver tradito la «Resistenza». La sfida principale sarà portare l’accordo alla firma prima che le tensioni interne erodano ulteriormente le possibilità di successo, in un contesto in cui la situazione spesso si rivela rischiosa anche in città come Teheran.