Il governo italiano in difficoltà sul decreto per le classi scolastiche
Roma, 22 settembre 2026 – Il decreto sul tetto agli stranieri nelle classi e il divieto di burqa oscillano pericolosamente, intrappolati nel fuoco incrociato delle due sponde del Tevere. L’ipotesi di un blitz d’urgenza del governo rischia di arenarsi sul nascere sotto i colpi del duro monito di Sergio Mattarella e del semaforo rosso acceso dalla Chiesa, riporta Attuale.
Di fronte al doppio altolà del Colle e dei vescovi, la contromossa della maggioranza è tanto compatta quanto audace: sfilarsi dal banco degli imputati. I vertici di Fratelli d’Italia e l’entourage del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, escludono categoricamente che i rilievi istituzionali siano rivolti al loro testo. Valditara, applaudendo al discorso di Mattarella, definisce le sue parole “bellissime”, mentre il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan, esprime “totale condivisione”. La loro interpretazione della situazione punta a ribaltare la prospettiva: il richiamo contro le “classi ghetto” viene visto come un endorsement alla loro linea di intervento.
Il ministro Valditara ha dichiarato che una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace, contro ogni intento di separazione tra gli studenti. Un messaggio forte in risposta alle critiche ricevute, sostenendo che il governo garantisce il diritto allo studio per favorire una vera integrazione.
Tuttavia, la situazione all’interno della maggioranza è complessa. I dubbi del Quirinale sui requisiti di “necessità e urgenza” per vietare il velo islamico alle minori tramite decreto sono granitici, così come quelli sul tetto agli studenti stranieri con deficit linguistici. Si inizia a discutere l’opzione di abbandonare la via breve dell’atto d’urgenza per convergere su un disegno di legge parlamentare, accorpandolo ai testi già presentati. La stessa premier ha parlato genericamente di “provvedimento”, segno di un’analisi più approfondita della questione.
Nel frattempo, il titolare dell’Istruzione ha bloccato la riforma, sottolineando la necessità di rimuovere le cause linguistiche di una marginalizzazione inaccettabile. Il testo in via di definizione stabilisce che il velo integrale sarà vietato a scuola per le minori e fissa al 30% la soglia massima di alunni con deficit linguistici per classe, applicabile a tutte le scuole, senza eccezioni. Oltre a introdurre corsi di lingua obbligatori per i genitori, il decreto propone anche smistamenti nelle situazioni più critiche.
Sullo sfondo, lo scontro politico divampa, con il centrosinistra che attacca il governo accusandolo di fare “propaganda sulla pelle dei bambini”, mentre la seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, liquida le critiche come “pura demagogia”. La competizione interna alla destra si intensifica, con Matteo Salvini che lancia un attacco diretto, sostenendo che le classi ghetto sono un problema reale e giustificando la necessità di un tetto agli stranieri. Anche Riccardo Molinari, capogruppo di FdI, critica la premier, accusandola di appropriarsi delle proposte della Lega.
In questo contesto, la manovra del governo rischia di trasformarsi in un boomerang, con le divisioni interne che potrebbero compromettere il supporto ai provvedimenti in discussione.