Roma, 2 settembre 2026 – Troppi tagli alla spesa sanitaria, l’Italia diventa fanalino di coda in Europa e tra i Paesi del G7. Tra liste di attesa infinite, ticket in rialzo e cittadini costretti a ricorrere ai privati anche per i controlli di routine, a farne le spese sono i cittadini. I dati del 2005 parlano chiaro: con una spesa sanitaria pubblica intorno al 6,2% del Pil, l’Italia slitta al 15esimo posto tra i Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. E sul fronte della spesa pro-capite, a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi di euro, riporta Attuale.
Gimbe: “Il sottofinanziamento indebolisce il Ssn”
Nel 2005, la spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. “Il sottofinanziamento pubblico della sanità – continua Cartabellotta – non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine”.
L’analisi nell’area Ocse
In vista dell’avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (Ppp).
Nell’interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (come in Italia e nel Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (ad esempio in Germania e Francia), assicurazione privata obbligatoria (nel caso di USA e Svizzera).
Spesa sanitaria pubblica rispetto al Pil
Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di Pil superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL).
Gli investimenti pro-capite
Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a 3.952 dollari: 909 in meno rispetto alla media OCSE (4.861) e 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei (4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai 47 dollari in più della Spagna (3.999) ai 4.774 in più della Germania (8.726).
“Nel confronto europeo – commenta il presidente Gimbe – l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale”.
Fino al 2011, la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo 424 dollari pro-capite nel 2019.
Il divario cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia. Poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo, e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile.
“In Italia 15 anni di progressiva erosione”
Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area OCSE raggiunge i 1.013 dollari per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP), corrispondenti – sulla base dei parametri OCSE – a 612,4 pro-capite. “Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT al 1° gennaio 2026 – commenta Cartabellotta – il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia”.
Il confronto con i paesi del G7
“Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025 – spiega il presidente Gimbe – restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso”. Nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con 3.952 dollari pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726).
Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.
“Questi dati – commenta Cartabellotta – confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-manovra: una trattativa su quanti miliardi il ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale”.
“Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo – dice Cartabellotta – fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuità e volontà politica”.
Penalizzate le fasce deboli
In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità